IRAN – Israele prepara le difese, solidarietà Ucei ai manifestanti

La Guerra dei Dodici giorni del giugno 2025 contro l’Iran è stata un successo militare per Israele, ma ha avuto un prezzo: il sistema di difesa antimissile è stato messo sotto forte pressione dagli attacchi iraniani ed è ancora in fase di ripristino. Anche per questo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto al presidente Usa Donald Trump di attendere prima di colpire il regime di Teheran, scosso da giorni di proteste diffuse in tutto il Paese.
Netanyahu, riferiscono i media americani, ha avvertito Washington che un’operazione diretta contro l’Iran rischia di protrarsi nel tempo e di innescare una risposta regionale ampia. Una prospettiva a cui Israele guarda con cautela, mentre deve fare i conti con il logoramento delle proprie capacità difensive. Una valutazione condivisa anche negli ambienti militari statunitensi, che hanno deciso di rafforzare la presenza americana in Medio Oriente con l’invio di ulteriori sistemi di difesa aerea e una portaerei nella regione.
Nel frattempo, le proteste in Iran stanno perdendo slancio dopo la dura repressione del regime, riporta l’emittente israeliana Kan. A Gerusalemme si ritiene che arresti di massa e uso sistematico della violenza abbiano molto ridotto la capacità di mobilitazione. Alcune ong parlano di oltre 10mila manifestanti uccisi dal regime, altre stime – tra cui quelle dell’intelligence israeliana – di almeno 5mila. Una strage di civili a cui ha fatto riferimento anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, esprimendo «profonda vicinanza e sincera solidarietà al popolo iraniano», definito «appeso al dubbio di quale percorso possa portare salvezza dopo cinquant’anni di regime integralista». In una nota, l’Ucei richiama il legame storico tra ebraismo e Persia, «terra di persecuzione e salvezza», e afferma un dovere morale di vicinanza «alle donne, ai giovani, alle studentesse e agli studenti e a tutta la popolazione civile», includendo i cittadini iraniani che vivono in Italia. L’auspicio è che al popolo iraniano sia riconosciuto «il diritto a vivere in sicurezza e libertà nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e dignità della persona, oggi marginalizzati dal fondamentalismo religioso». Un ultimo invito poi dall’Ucei è diretto alle istituzioni italiane a mantenere «prontezza e coerenza nel rafforzare i presidi di vigilanza democratica, anche nel nostro paese».
Sullo sfondo della crisi in Medio Oriente, un altro attore ha provato a inserirsi: il presidente russo Vladimir Putin, che si è candidato a mediatore con telefonate separate al primo ministro Netanyahu e al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dichiarando la disponibilità di Mosca a «intensificare gli sforzi politici e diplomatici» per la stabilità regionale.