ISRAELE – L’ultimo ostaggio e la diplomazia: la fase due passa da Ran Gvili

Senza il ritorno della salma di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano ancora a Gaza, la seconda fase del piano di ricostruzione dell’enclave palestinese non dovrebbe avere inizio. È la linea tracciata dalla famiglia Gvili, che continua a lanciare appelli mentre la diplomazia accelera e si prepara a entrare in una fase decisiva del negoziato tra Israele, Hamas e Stati Uniti.
«Abbiamo ricevuto una promessa e ci aggrappiamo a quella, perché non abbiamo altra scelta», ha detto alla radio israeliana Tami Zioni, zia di Ran. «Forse stanno accadendo cose sotto traccia che non conosciamo, ma la paura è fortissima: la paura di perderlo, che non torni più da noi. Che aprano il valico di Rafah e avviino la ricostruzione di Gaza sopra le nostre teste, senza che prima ci venga restituito». I Gvili temono di essere superati dagli interessi politici internazionali, ha ammesso Zioni. Per questo, prima di Shabbat, hanno promosso iniziative e veglie in tutto Israele per chiedere la restituzione della salma di Ran, agente dell’unità antiterrorismo Yamam, ucciso il 7 ottobre 2023 mentre combatteva i terroristi palestinesi nel sud di Israele. «Abbiamo ricevuto promesse sia dal presidente Usa Donald Trump sia dal primo ministro Benjamin Netanyahu sul ritorno di Ran. Speriamo siano mantenute», ha concluso Zioni.
Nella notte, Trump ha rilanciato quelle promesse, collegandole direttamente alla fase due del cessate il fuoco. L’inquilino della Casa Bianca ha assicurato che gli Stati Uniti stanno lavorando per il rientro della salma e, allo stesso tempo, per un accordo che porti al «disarmo completo» di Hamas, con la consegna di tutte le armi e lo smantellamento dei tunnel del gruppo terroristico. «Hamas deve onorare immediatamente i propri impegni, compresa la restituzione dell’ultimo corpo a Israele», ha scritto Trump sul social Truth, avvertendo che il movimento può scegliere «il modo facile o quello difficile». Parole che accompagnano la nascita del nuovo Board of Peace, il Consiglio di pace annunciato da Washington e destinato a supervisionare la transizione a Gaza e il lavoro del comitato tecnocratico palestinese. Il Consiglio, in cui anche l’Italia avrà un ruolo, dovrebbe essere presentato la prossima settimana al World Economic Forum di Davos, un passaggio che per l’amministrazione americana segnerà l’ingresso formale nella seconda fase del piano.
Sull’avanzamento della fase due del cessate il fuoco è intervenuto anche l’inviato speciale americano Steve Witkoff, parlando con la testata israeliana Walla a Miami. «Penso che Hamas si disarmerà. Lo credo davvero», ha dichiarato, ribadendo che la smobilitazione del gruppo terroristico è la condizione necessaria per passare alla ricostruzione e a un futuro per Gaza. Witkoff ha riconosciuto le difficoltà legate al caso di Gvili – «le informazioni su dove sia la sua salma sono un po’ vaghe» – ma ha insistito sul fatto che «non è sufficiente che quasi tutti siano tornati: tutti devono tornare a casa».
Nel descrivere la fase che dovrebbe aprirsi dopo il cessate il fuoco, Witkoff ha parlato di un «cambiamento storico»: la creazione di una nuova amministrazione palestinese tecnocratica destinata a sostituire il governo di Hamas a Gaza.