IRAN – Isidor Borowski, l’eroe (ebreo) dei tre mondi

Tra le biografie militari dell’Ottocento compare talvolta la figura anomala di Isidor Borowski (1770?-1838), generale ebreo di origine polacca. La sua carriera che lo portò a combattere in Europa, nelle Americhe e infine in Persia, dove fu celebrato come eroe dell’esercito dello scià. La sua vicenda, ricostruita in un articolo di Aish.com firmato da Yvette Alt Miller, restituisce il profilo di un uomo in costante movimento, capace di attraversare imperi, rivoluzioni e frontiere culturali senza mai stabilizzarsi in un’unica appartenenza nazionale. Nato alla fine del Settecento in una famiglia ebraica dell’Europa orientale, Borowski contribuì a rendere incerti i dati sulla propria origine modificando luogo e data di nascita e costruendo versioni alternative della sua genealogia, forse una strategia di sopravvivenza in un continente dove l’identità ebraica continuava a rappresentare un limite per l’avanzamento sociale e militare. Di lui si sa che partecipò alla rivolta polacca del 1794 contro l’Impero russo e che, dopo la sconfitta, seguì la traiettoria di molti esuli dell’epoca, arruolandosi nella legione polacca al servizio di Napoleone. Lo scioglimento della legione segnò l’inizio di una nuova fase: Borowski entrò nell’esercito francese, lo lasciò per alcuni contrasti con i superiori e attraversò l’Atlantico, passando per i Caraibi e il Sudamerica. Fu coinvolto nelle guerre d’indipendenza latinoamericane e combatté al fianco di Simón Bolívar nelle battaglie di Boyacá e Carabobo contribuendo al crollo del dominio spagnolo. Poi, dopo un periodo in Nord America e una tappa in Egitto (dove insegnò e frequentò la comunità ebraica locale) giunse alla corte persiana, dove Abbas Mirza, principe ereditario impegnato a riformare l’esercito per contrastare la pressione russa, lo chiamò a servizio, Borowski si distinse nelle campagne militari in Asia centrale partecipando alla conquista di città strategiche. Alla morte di Abbas Mirza, nel 1833, Borowski rimase fedele al di lui
suo figlio e continuò a servire l’esercito persiano nella campagna contro le forze afgane: durante l’assedio di Herat fu colpito a morte. La sua scomparsa chiuse una carriera che aveva attraversato tre continenti. Un funzionario persiano lo ricordò come «il più coraggioso dei coraggiosi», caduto mentre avanzava sotto il vessillo del leone e del sole. Della sua sepoltura e del destino dei figli restano notizie frammentarie, ciò che emerge con chiarezza però è la traiettoria di una persona capace di interpretare la carriera militare prima che esistessero gli Stati nazionali muovendosi tra rivoluzioni e monarchie senza che l’identità religiosa diventasse mai un ostacolo.

(Nell’immagine, 1807, Friedland di Ernest Meissonier, 1861-75, olio su tela – La carica dei corazzieri francesi a Friedland il 14 giugno 1807)