MILANO – Eugenio, i Morais e le nuove 21 Pietre d’inciampo
Di solito sono i parenti a chiedere di posare una Pietra d’inciampo per i propri cari assassinati dai nazifascisti. A volte sono le istituzioni o le associazioni a mobilitarsi per incastonare un ricordo delle vittime nelle strade delle città. In via Lambro 7, a Milano, invece, «è stata una vicina di casa a chiedere di porre una pietra in memoria di Anna Semmel Bogner e Tyna Semmel, madre e figlia, assassinate ad Auschwitz», racconta Alessandra Minerbi, presidente del Comitato Pietre d’inciampo di Milano. «È interessante vedere questa sensibilità anche da parte di chi non è direttamente coinvolto», osserva Minerbi. Anna e Tyna erano ebree di origine polacca, arrivate in Italia negli anni Trenta, come molti altri profughi dell’Europa orientale, «cercando qua la salvezza». Una speranza che la deportazione ha spezzato.
La loro è una delle 21 storie che Milano ricorderà quest’anno con altrettante Pietre d’inciampo: dodici verranno posate il 22 gennaio, le altre il 12 marzo. «Con queste, le Stolperstein presenti in città saliranno a 245», sottolinea Minerbi.
L’amico Steinlauf di Primo Levi e i Morais ricordati da Liliana Segre
Tra le pose del 22 gennaio c’è quella in Via Foppa 61, dedicata a Eugenio Glücksmann, ebreo ungherese arrivato in Italia negli anni Trenta e arrestato dopo l’8 settembre 1943. Detenuto a Fossoli, qui conobbe Primo Levi con cui fu deportato ad Auschwitz. È lui lo Steinlauf di Se questo è un uomo, il prigioniero che nel lavatoio del lager richiama Levi alla necessità di resistere moralmente, di «non diventare bestie» e di sopravvivere per testimoniare. Dopo la guerra, Levi scrisse alla moglie di Glücksmann, Enrichetta Weiss, ricordando l’amicizia nata nel campo e il sostegno morale che Eugenio seppe offrire a molti compagni. «È straordinario dare un volto e una storia a queste persone. Glücksmann riuscì ad inviare alla moglie alcune lettere durante la prigionia, ma purtroppo non ve n’è più traccia».
Accanto a Glücksmann, il 22 gennaio saranno ricordati anche i Morais, con quattro Pietre collocate in Viale Abruzzi 48. Carlo Morais, la moglie Ida Mafalda Tedeschi e i figli Graziella e Alberto furono arrestati l’11 dicembre 1943 in provincia di Sondrio e deportati ad Auschwitz con lo stesso convoglio di Liliana Segre. Nelle sue testimonianze, la senatrice ha ricordato con particolare affetto Ida Mafalda Morais: durante la deportazione, il padre Alberto Segre le raccomandò di restarle accanto una volta arrivati a destinazione. Ma, come Alberto, anche i Morais furono tutti mandati a morte all’arrivo sulla Judenrampe.
Come nelle altre edizioni, saranno apposte pietre anche per i perseguitati politici. Minerbi segnala la storia di Alfonso Montuoro, avvocato siciliano inserito in una rete di aiuto e resistenza, anche attraverso la produzione di documenti falsi.
Prendersi cura delle Pietre
Quest’anno, accanto alle nuove pose, il Comitato ha avviato anche un progetto per prendersi cura delle Pietre già presenti in città, ispirato a un’esperienza nata a Reggio Emilia. «Ne vedo molte andando e tornando dal lavoro: spesso sono maltenute, sciupate, scurite. Si tratterebbe semplicemente di pulirle ogni tanto», spiega Minerbi, definendolo «un’adozione civile della memoria». Il progetto sarà presentato il 21 gennaio alle 20.00 alla Casa della Memoria, nel corso di una cerimonia aperta alla cittadinanza, alla quale parteciperanno anche alcuni familiari dei deportati per cui saranno posate le nuove Stolperstein.
d.r.