MEDIO ORIENTE – Nasce il Board of Peace, scommessa Usa sulla ricostruzione di Gaza
«Ci siamo impegnati a garantire che Gaza sia smilitarizzata, governata correttamente e ricostruita in modo eccellente. Sarà un piano fantastico», ha promesso il presidente Usa Donald Trump da Davos, firmando il documento istitutivo del Board of Peace, il nuovo organismo internazionale incaricato di supervisionare il cessate il fuoco, la ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia di Gaza.
L’annuncio è arrivato al World Economic Forum, segnando un cambio di passo nella visione americana sul “dopo Gaza”. Alla firma erano presenti i rappresentanti di 19 paesi, un fronte eterogeneo che ha riunito alcuni Stati dell’Europa centrorientale (Ungheria, Bulgaria e Kosovo), monarchie del Golfo (Qatar, Bahrein, Arabia Saudita) e altri paesi islamici (dal Marocco all’Indonesia).
Il valico di Rafah e il destino di Ran Gvili
Durante la cerimonia, Ali Shaath, indicato da Washington come guida del comitato tecnocratico palestinese, ha annunciato l’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni dalla prossima settimana. «Finché Ran Gvili non tornerà, Rafah non aprirà», ha replicato Gerusalemme, ricordando che la salma dell’ultimo ostaggio israeliano è ancora trattenuta a Gaza. Un funzionario israeliano ha poi precisato a Ynet che «è in corso uno sforzo speciale» per il recupero di Gvili e che il gabinetto di sicurezza discuterà sia della restituzione sia dell’apertura del valico nei prossimi giorni.
Dal palco di Davos, Trump ha rivendicato i risultati della tregua. «Abbiamo garantito il ritorno di 20 ostaggi vivi», ha affermato, ringraziando l’inviato speciale Steve Witkoff e il consigliere della Casa Bianca Jared Kushner. Il presidente ha richiamato la situazione umanitaria di Gaza: «Abbiamo fatto arrivare aiuti a livelli record. Prima si parlava di persone che morivano di fame, ora non più». E ancora sugli ostaggi: «Ci è rimasto un solo caso, e lo stiamo seguendo da vicino», ha aggiunto, chiarendo che la restituzione di Gvili aprirà la strada alla «fase successiva».
Sulla stessa linea Witkoff, che ha legato la tregua a una prospettiva più ampia: «Abbiamo creato una speranza per ciò che questa regione può diventare», ringraziando Trump per aver spinto l’amministrazione a tentare «ciò che molti consideravano impossibile».
La “Nuova Gaza”
La visione americana sul futuro dell’enclave palestinese è stata affidata a Kushner, che ha presentato mappe e rendering della “Nuova Gaza”, con progetti per un porto, un aeroporto e grandi infrastrutture. Il consigliere di Trump, ha ribadito un messaggio diretto a Hamas: prima la sicurezza, poi la ricostruzione. «Negli ultimi due anni Gaza ha assorbito tonnellate di armamenti e una distruzione enorme», ha affermato. «La prima cosa di cui ci occuperemo è la sicurezza». La smilitarizzazione di Hamas, ha spiegato, avverrà per fasi e per aree, con il disarmo immediato delle armi pesanti e quello progressivo delle armi leggere, settore per settore; la ricostruzione partirà solo nelle zone completamente disarmate. «Non esiste un piano B. Abbiamo un solo piano, lo abbiamo firmato e siamo tutti impegnati a farlo funzionare».
Kushner ha indicato anche alcuni incentivi: amnistia, reintegrazione o passaggio sicuro per i terroristi che consegneranno le armi, con possibili integrazioni nella nuova forza di sicurezza palestinese dopo una fase di controlli. I primi 100 giorni saranno dedicati agli aiuti umanitari e alla ricostruzione di base, prima dei grandi investimenti. «Vogliamo portare a Gaza un approccio economico che permetta alle persone di lavorare, vivere con dignità e costruire un futuro», ha spiegato il genero del presidente Usa, ribadendo che il ritiro israeliano avverrà solo dopo la verifica completa del disarmo. Poi è arrivata una risposta alle critiche israeliane per l’inclusione di Qatar e Turchia nel Consiglio di Pace: «Calmatevi per 30 giorni. Credo che la guerra sia finita. L’obiettivo è la pace tra Israele e il popolo palestinese».
A chiudere la cerimonia è stato il diplomatico bulgaro Nikolay Mladenov, nominato Alto rappresentante per Gaza. «Per troppo tempo abbiamo conosciuto solo morte e distruzione», ha affermato. «Ora qualcosa è cambiato. Ma il successo dipenderà da tutti».