MILANO – Dodici nuove pietre d’inciampo, Segre: «Qui per ricordare»
«Io sono ancora qui, a 95 anni, a ricordarli uno per uno». Con queste parole Liliana Segre ha accompagnato la posa delle nuove Pietre d’inciampo a Milano, dedicate ai deportati nei campi di sterminio nazifascisti. Segre ha partecipato alla cerimonia per la famiglia Morais-Tedeschi — Carlo e Ida Mafalda, con i figli Graziella e Alberto — ricordata davanti alla casa di viale Abruzzi 48, dove vivevano prima dell’arresto. La senatrice aveva conosciuto i Morais quando, tredicenne, era rinchiusa nel carcere di San Vittore insieme al padre Alberto, poco prima della deportazione ad Auschwitz. «Mio papà guardava questa signora, la mamma, e notava che era molto affettuosa». Quando arrivò l’ordine di partenza, senza sapere ancora quale sarebbe stata la destinazione, il padre intuì che uomini e donne sarebbero stati separati e chiese alla signora Morais di prendersi cura anche di Liliana. «“Mi promette che guarderà anche la mia bambina?”, le chiese. E lei disse di sì», ha ricordato la senatrice a vita.
All’arrivo ad Auschwitz, ogni speranza svanì. «Scendemmo dal treno a bastonate e lì avvenne la divisione degli uomini dalle donne». Nel momento della selezione, rispondendo di essere sola, Segre venne separata dalla famiglia Morais. «Loro furono mandati dall’altra parte. Feci di tutto per tornare con lei, ma non ci fu nulla da fare». Ida Mafalda e i suoi figli vennero assassinati il 6 febbraio 1944. Carlo, trasferito a Mauthausen, fu ucciso nel gennaio del 1945. In viale Abruzzi 48 i loro nomi e il loro destino tornano oggi nello spazio pubblico, incisi nel selciato.
Nel corso della mattinata milanese sono state posate dodici nuove Pietre d’inciampo; altre nove saranno collocate il prossimo 12 marzo, portando a 245 le Stolpestein presenti a Milano. «Abbiamo riportato a casa persone che non vogliamo dimenticare», ha sottolineato Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano. «Incidere i loro nomi davanti alle case in cui vivevano significa restituirli alla collettività: perché chi passa possa fermarsi, leggere e ricordare».
d.r.