LA POLEMICA – Emanuele Calò: In morte della cultura italiana

Ogni giorno ha la sua pena, e questo è giusto. L’incipit invita, però, a non affannarsi per il domani, e qui iniziano le mie umane fallibilità: se mi preoccupo, avrò le mie ragioni. Alessandro Barbero, Chiara Frugoni e Carla Sclarandis, firmano “La storia – Progettare il futuro”, Seconda edizione Il Novecento e l’età attuale, Zanichelli, 2024. Nell’unità 6 si legge: «7 ottobre 2023: l’attacco di Hamas e la risposta di Israele. Intanto nell’area si è verificata una svolta drammatica il 7 ottobre 2023, quando l’ala militare di Hamas ha scatenato un attacco contro insediamenti di coloni israeliani».
Se commentassi questa frase, mi rivolgerei a un pubblico che non conosce gli avvenimenti, e quindi non avrebbe modo di valutare quella frase; se, invece, mi rivolgessi a un pubblico che i fatti li conosce, non ci sarebbe bisogno di commentare. Ne consegue che, nell’uno e nell’altro caso, il commento sarebbe superfluo. Ora, se anziché, per le ragioni anzidette, mi curassi di autori e curatori vari, dovrei escludere ciò che in una certa branca del giure è l’imperizia, trattandosi di persone di alta cultura, e dovrei fare altre valutazioni, che non intendo fare. Ho escluso i lettori, ho escluso lo staff Zanichelli, e chi mi resta?
Mi resta soltanto esprimere la mia personale opinione, che riguarda la palese crisi della cultura italiana, che non è un fatto innocente o comunque privo di rilievo, perché si riverbera in un danno d’immagine inferto all’ebraismo nella sua globalità. Vorrei soggiungere che se, in Italia, si privilegiasse il criterio della competenza (la cosiddetta meritocrazia) forse questi incresciosi episodi sarebbero meno frequenti.

Emanuele Calò