ROMA – Il convegno in Senato: «Contro l’antisemitismo serve un segnale chiaro»

«Contro l’antisemitismo serve un segnale chiaro, perché il clima è pericoloso. Quando in occasione del Giorno della Memoria diciamo “Mai più”, dobbiamo ricostruire le condizioni affinché quel “Mai più” non si verifichi. E quelle condizioni sono legate anche alla sicurezza e alla sopravvivenza dello Stato di Israele». Un intervento fuori programma della ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Eugenia Roccella, ha inaugurato l’incontro “Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente” alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, organizzato dal senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia. L’iniziativa è stata convocata alla vigilia dell’adozione, da parte della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, di due testi base per il seguito dell’esame dei disegni di legge sull’antisemitismo. Delle sette proposte presentate, una ha come primo firmatario proprio Gasparri. E un’altra il senatore dem Graziano Delrio, che sedeva alla sua sinistra. Per quest’ultimo, preso di mira all’interno del suo partito per il sostegno alla definizione di antisemitismo dell’Ihra, «le polarizzazioni su questi argomenti sono un cattivo servizio alla democrazia». C’è però un aspetto positivo a suo dire: «Finalmente si discute del tema e il dibattito che si è aperto è sano». Da Gasparri è arrivata «la massima apertura per trovare delle intese: sono pronto a ogni mediazione per arrivare a un testo il più possibile condiviso». Disposto a mediare su tutto, «ma non per una legge generica sull’odio, perché la Shoah ha una sua unicità da difendere».L’incontro in Sala Zuccari, moderato dal giornalista David Parenzo, si è aperto con un saluto del presidente della fondazione Italia Protagonista, Renato Manzini, e la presentazione di uno studio della sondaggista Alessandra Ghisleri su “Antisemitismo e antisionismo post 7 ottobre”. «Lottare contro l’antisemitismo non è difendere Israele, è difendere l’Italia», ha ricordato l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled, secondo il quale quanto avvenuto negli ultimi due anni «va ben oltre la legittima critica a Israele». Per Peled, in Italia «vi sono state manifestazioni a volte con legami con Hamas, che hanno creato un clima di intimidazione verso le comunità ebraiche italiane». L’antisemitismo «colpisce gli ebrei in quanto ebrei: la definizione dell’Ihra nasce e si confronta con la realtà», ha affermato Victor Fadlun, il presidente della Comunità ebraica di Roma. Secondo Fadlun, «ogni ambiguità sulla definizione di antisemitismo è un tradimento della memoria» e il testo dell’Ihra «è una cartina di tornasole dell’adesione ai valori occidentali». Di fronte all’antisemitismo galoppante chi ha scelto di non fare uno sforzo, chi non vuole vedere, «è parte del problema». A dirlo è stata la presidente Ucei, Noemi Di Segni, che ha sottolineato come il 27 gennaio sia «una data di responsabilità collettiva» e in questo caso l’occasione per un approfondimento sull’antisemitismo «responsabile e rigoroso, non prestando il fianco ad altri temi politici». Anche per Di Segni «è doveroso» fare riferimento alla definizione dell’Ihra e pure alla strategia nazionale contro l’antisemitismo. Hanno preso la parola anche Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre. E il giornalista Pierluigi Battista, che si è detto sgomento «per il silenzio della cultura democratica» di fronte al diffondersi dell’odio. Battista ha parlato di manifestazioni antisemite «spaventosamente frequenti» e di clima antisemita che ha corroso gli ambienti universitari anche grazie al comportamento «vergognoso» di alcuni rettori. 

a.s.