MEMORIA – Della Pergola: «La lezione non è stata interiorizzata»
Nel Giorno della Memoria, guardando ai 26 anni trascorsi dalla sua istituzione, il demografo e studioso dell’antisemitismo Sergio Della Pergola non nasconde «un enorme senso di delusione di fronte al fallimento della società occidentale nel metabolizzare ciò che è avvenuto. Si sperava che fosse un dato acquisito, e invece scopriamo che non lo è affatto». La memoria della Shoah, osserva, non si è trasformata in un patrimonio civile stabile: resta fragile, reversibile, esposta a continue distorsioni.
Da qui una provocazione che sintetizza il suo giudizio più netto: «Gli ebrei dovrebbero perfino boicottare la Giornata della Memoria». Non perché quella memoria venga meno, ma perché non è agli ebrei che occorre ricordare la Shoah. «La Giornata della Memoria non è la giornata della memoria degli ebrei, ma dei perpetratori, degli indifferenti e dei loro discendenti. Gli ebrei la Shoah l’hanno subita e non l’hanno mai dimenticata; il problema riguarda piuttosto la società maggioritaria e la sua incapacità di fare i conti con le proprie responsabilità storiche», sottolinea il demografo, protagonista il 28 gennaio di un incontro su memoria e antisemitismo organizzato dalla Comunità ebraica di Milano assieme all’Associazione Italia Israele della città.
Per Della Pergola, il 7 ottobre 2023 ha segnato uno spartiacque. Non perché abbia generato l’antisemitismo, ma perché ha fatto saltare l’illusione che alcune acquisizioni fossero ormai consolidate. «Si pensava che certi argini non potessero più cedere», osserva. «Invece si è rimesso in gioco tutto: il discorso sugli ebrei, su Israele, sulla loro presunta estraneità ebraica». Un’accusa di estraneità che, aggiunge, tende a riemergere ciclicamente e che forse «non è mai stata davvero superata e mai lo sarà».
I dati più recenti aiutano a misurare questa regressione. «Secondo un’indagine del sociologo Renato Mannheimer, circa il 14 per cento degli italiani ritiene che gli ebrei dovrebbero essere espulsi dal paese, con picchi agli estremi dello schieramento politico», racconta il demografo. «Ancora più indicativo è un altro dato: quasi la metà degli intervistati attribuisce a Israele la responsabilità di crimini “di tipo nazista” a Gaza». Numeri che, per Della Pergola, non indicano una novità assoluta, ma la persistenza di uno “zoccolo duro” antiebraico che attraversa i decenni, mutando linguaggi e collocazioni ideologiche senza perdere intensità.
È anche per questo, conclude, che parlare di memoria senza interrogarsi sulla società che la celebra rischia di ridursi a un rito svuotato di significato. «Il problema non è degli ebrei», insiste. «È della società che li guarda». In questo quadro, aggiunge, il dibattito italiano sul disegno di legge contro l’antisemitismo appare «surreale»: invece di confrontarsi con la crescita dell’odio antiebraico, si arena su questioni terminologiche e paure ipotetiche. Le leggi, osserva, non bastano da sole, ma servono a segnare un limite. «E oggi quel limite viene troppo spesso aggirato o negato».
Guardando al contesto ebraico italiano, Della Pergola aggiunge una considerazione sull’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ancora in attesa di nominare presidente e giunta dopo le elezioni dello scorso 14 dicembre. «Osservando da Israele il futuro dell’ente rappresentativo dell’ebraismo italiano», afferma il docente emerito dell’Università di Gerusalemme, «ci si aspetterebbe una capacità rapida e decisa di ritrovare l’unità perduta e di combattere insieme contro un nemico comune». Un auspicio che si traduce in una richiesta concreta: «darsi rapidamente un organigramma in grado di affrontare questi problemi».
Daniel Reichel