MILANO – Liceo Beccaria riaccoglie gli studenti espulsi dal fascismo

Linda Treves aveva 14 anni quando fu espulsa dal Liceo Beccaria di Milano, insieme ad altri 18 studenti. Tutti accomunati da un’unica colpa: essere ebrei. «Per lei fu un trauma e una sorpresa. Era una studentessa bravissima, perfettamente integrata; poi, da un giorno all’altro, si trovò sola: nessuno la guardava più, nessuno la salutava», racconta Elena Morpurgo, una delle figlie di Treves. «Purtroppo non c’è più, ma sarebbe stata felice di questa giornata. Parlava spesso della ferita dell’espulsione e si chiedeva come mai non fosse mai stato fatto nulla per riparare. Oggi quel risarcimento morale è arrivato».
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, il Liceo Cesare Beccaria ha ufficialmente riammesso i 19 studenti ebrei espulsi nel 1938 e uno studente allontanato nel 1939 per il suo antifascismo. A loro sono dedicate tre targhe, scoperte all’ingresso dell’aula magna del liceo. Il testo inciso ricostruisce il contesto in cui quelle espulsioni maturarono: «La propaganda razzista e antisemita del regime fascista fu la premessa delle politiche discriminatorie che portarono al censimento della popolazione ebraica e alla emanazione delle leggi razziali che privarono i cittadini ebrei di ogni loro diritto». E ricorda che «nel 1938 furono espulsi da tutte le scuole studenti, docenti, dirigenti, impiegati e vietati i testi di autori ebrei», segnando l’inizio di una esclusione sistematica che, per molti, non si sarebbe più arrestata.
Le targhe ricordano anche ciò che seguì. «Nei mesi e negli anni successivi tali provvedimenti portarono alla persecuzione fisica, alla deportazione e allo sterminio di migliaia di ebrei italiani». Una concatenazione di eventi che, come nel resto del Paese, ebbe inizio proprio nelle scuole, attraverso un’esclusione quotidiana e silenziosa, più volte raccontata da Linda Treves alle figlie.
Accanto alle vittime delle leggi razziali, una seconda targa è dedicata a Carlo Agnoletto, espulso nel 1939 per essersi rifiutato di alzarsi in piedi durante l’esecuzione di Giovinezza. «Io sono italiano ma non sono fascista», dichiarò davanti al preside e a un gerarca. Agnoletto proseguì gli studi nonostante le persecuzioni e divenne medico. A ricordarlo è anche il figlio Paolo, che durante la cerimonia ha sottolineato il valore dell’esempio paterno: «In quegli anni drammatici, in cui bisognava scegliere da che parte stare, lui lo fece. Insieme ad altri, si schierò dalla parte della libertà. Noi figli possiamo dire che ci ha insegnato soprattutto questo: il valore della libertà, vissuta come responsabilità e come scelta».
Le targhe sono il risultato di anni di ricerche d’archivio condotte dagli studenti del Beccaria, iniziate alla fine degli anni Novanta e riprese più recentemente, che hanno permesso di ricostruire le storie scolastiche e familiari degli espulsi, coinvolgendone i discendenti. Un lavoro che trasforma registri e documenti in memoria condivisa.
Tra i nomi ricordati c’è anche Linda Olivetti Kohen, la più conosciuta tra le studentesse espulse, scomparsa una settimana fa all’età di 101 anni. Artista di fama internazionale, aveva mantenuto per tutta la vita un legame profondo con il suo liceo. I familiari presenti raccontano che si sperava di poterla accompagnare ancora una volta al Beccaria, come era accaduto nel 2024. La sua assenza ha reso la cerimonia più silenziosa, ma non meno densa.
«Oggi, 27 gennaio, il Liceo Beccaria riaccoglie i venti studenti espulsi», ha concluso la dirigente scolastica Laura Gamba, tra gli applausi degli studenti di oggi e delle famiglie.

d.r.