ROMA – La cerimonia al Quirinale con Mattarella, Valditara, Di Segni e Segre

Martedì mattina gli occhi di molti erano puntati sul Quirinale, dove si è svolta la solenne cerimonia per il Giorno della Memoria alla presenza delle più alte cariche dello stato, dei rappresentanti delle istituzioni ebraiche e di alcuni degli ultimi sopravvissuti ai campi di sterminio.
«Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio», ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per il capo dello Stato, ricordare la Shoah «significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso». Mattarella ha invocato una «azione rigorosa» contro l’antisemitismo e richiamato «il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e inalienabile, della persona umana». Il capo dello Stato ha esordito rivolgendo parole di apprezzamento verso la presidente Ucei, Noemi Di Segni, «per il suo lungo, appassionato, efficace incarico alla guida delle Comunità ebraiche italiane». E di «solidarietà, stima e affetto» per Liliana Segre, presente in sala accanto ai due altri sopravvissuti Edith Bruck e Sami Modiano, per gli attacchi «colmi di volgarità e di imbecillità» di cui è vittima.


Rispondendo alle domande di alcuni studenti che hanno partecipato al Viaggio della Memoria organizzato dal ministero dell’Istruzione e del Merito insieme all’Ucei, la senatrice a vita ha stilato un bilancio del Giorno della Memoria «tra luci e ombre». Motivo di luce «è l’attenzione sul tema delle scuole», motivo di ombra è invece «una certa ritualità e ripetitività» nella commemorazione. Segre ha parlato con dolore degli ultimi due anni: per la senatrice, «alla base delle ritorsioni» che stanno colpendo il Giorno della Memoria «c’è un pensiero ripugnante: le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio oggi». Secondo Segre, «si può e si deve parlare di Gaza: si può parlare di Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa l’umanità, ma non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria». La senatrice ha poi spiegato che il rapporto con i giovani «le manca molto», ma che l’addio alla testimonianza è stato la conseguenza «di un logorio mentale» e di uno sdoppiamento tra la donna anziana che è oggi le 13enne di allora. «Ero la nonna di me stessa, ho capito che non potevo diventare pazza…». Rispetto al quadro internazionale, Segre ha sottolineato come «tutto ci appaia più fragile e precario». La senatrice ha però una speranza, l’Unione europea, «che deve dimostrarsi all’altezza delle sfide».


«Una settimana fa ho raccolto una pietra», ha raccontato la presidente Ucei Noemi Di Segni. «Piccola, liscia, ghiacciata. L’ho appoggiata sui resti innevati del crematorio di Auschwitz, accanto a me i ragazzi delle scuole. Un’altra l’ho portata con me. Era leggera per una borsetta, ma pesava come un macigno. Un macigno di memoria della Shoah, fardello della nostra millenaria storia, il peso della responsabilità morale di non dimenticare la Shoah». Questo percorso «è oggi diventato difficilissimo perché i sassi sdrucciolevoli sono diventati moltissimi, perché lo smottamento che fa crollare i massi di questa memoria legata ai luoghi, agli spazi di vita vissuta con profonda identificazione (culturale-civile) è dovuto ad un terremoto umano, morale». E così «vediamo sassi di pietra vera, lanciati verso ebrei e luoghi ebraici, pietre di inciampo calpestate, offese alla memoria che ci lasciano impietriti e sgomenti». Di Segni ha denunciato «il fragore di piazze e aule nelle quali si inneggia nuovamente all’odio antisemita» e rispetto ai disegni di legge sull’antisemitismo in esame si è augurata uno sforzo «collettivo» che possa essere pietra angolare per «reggere le sfide sociali, esistenziali che stiamo affrontando». Di Segni ha infine lanciato un messaggio ai giovani: «Mi rivolgo a voi ragazzi per invitarvi a raccogliere la vostra pietra di memoria, non quella filosofale, quella della vostra intelligenza umana, non artificiale». (Clicca qui per l’intervento integrale della presidente Ucei)


Concetti ai quali si è riferito anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a detta del quale la Memoria «deve essere sostanza e immanente concretezza», mentre “Mai più” è un appello fermo «che sgorga da ogni foto, da ogni sillaba di ogni testimonianza». Nel suo discorso il ministro ha messo in guardia contro i rischi di una ritualità del ricordo nociva per la “vivificazione” di una Memoria che «non può non farsi guardiana del presente». Specie di fronte al risorgere di un antisemitismo «sempre più palese, anche e soprattutto nel continente europeo» dove lo sterminio fu pianificato e attuato. L’antisemitismo si manifesta anche «quando si pretende di cacciare dalla terra d’Israele un’intera comunità», ha proseguito Valditara. E se molto abbiamo imparato dal passato, «facciamo che non sia stato tutto inutile».


Nel corso dell’evento al Quirinale, condotto dall’attore Stefano Santospago, sono stati letti stralci da libri, eseguiti brani musicali e proiettati cortometraggi. Tra le storie evocate quelle dei bambini Elena Colombo e Sergio De Simone, entrambi assassinati nella Shoah. È stato inoltre ricordato il sopravvissuto Nedo Fiano, a lungo testimone nelle scuole. Ha preceduto la cerimonia la premiazione delle scuole vincitrici del concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”. Oltre 370 gli elaborati proposti quest’anno. «Il vostro percorso è iniziato nelle aule delle vostre classi, con l’ideazione di una proposta artistica per ricordare la Shoah, realizzando opere che ci hanno meravigliato e colpito per la profondità dei contenuti e dei messaggi», ha dichiarato Di Segni durante la premiazione. La presidente Ucei ha ricordato agli studenti delle scuole italiane che «la memoria è un imperativo posto non solo per sapere e ascoltare ma per formare una propria identità e agire con senso di responsabilità e coerenza». E per questo ha ringraziato «per le pagine di memoria che voi avete aiutato a scrivere anche con i vostri percorsi, con la vostra calligrafia e profondità di sentimenti: ho letto ed ascoltato e mi rendo conto che a volte siete proprio voi a dare a noi la forza di andare avanti».

Adam Smulevich