FIRENZE – Colombaria “vivifica” Memoria ricordando Umberto Cassuto
L’Accademia La Colombaria di Firenze ha dedicato il Giorno della Memoria alla figura dell’ebraista e biblista fiorentino Umberto Cassuto. Tra i più importanti studiosi ebrei del Novecento, Cassuto fu professore universitario a Firenze e Roma e lasciò l’Italia per Gerusalemme in seguito alla promulgazione delle leggi razziste. Per vivificarne il ricordo e il lascito la professoressa Ida Zatelli ha organizzato un seminario dal titolo “Dal primo ‘900 all’epilogo sotto il fascismo. Umberto Cassuto e il rinnovamento degli studi ebraici in Italia” con l’attenzione dedicata alla stagione di studi ebraici fiorentini di cui fu protagonista, alla sua interpretazione del testo biblico, al suo pensiero sul modernismo. Temi affrontati tra gli altri dagli studiosi Alberto Cavaglion (Università di Firenze) e Alexander Rofé (Università Ebraica di Gerusalemme), il secondo collegato a distanza. Da Israele ha parlato anche David Cassuto (Università di Ariel), nipote di Umberto e figlio di Nathan, il rabbino capo di Firenze assassinato nella Shoah.
Rofé, 93 anni, uno dei massimi biblisti viventi, ha commosso la platea con un testo scritto appositamente per il convegno in cui racconta «il privilegio di sedere ai piedi del maestro Umberto Cassuto negli ultimi anni della sua vita a Gerusalemme». Un incontro decisivo per la formazione di Rofé e per questo, ha proseguito, «sento sempre il dovere di testimoniare la grandezza di quell’uomo che incarnava l’unione perfetta tra la nobile tradizione umanistica italiana e la rinascita della scienza biblica in Israele». Era presente in sala una classe del Liceo Michelangiolo frequentato dai Cassuto. Per Enrico Fink, il presidente della Comunità ebraica, Umberto Cassuto è «oggetto ideale di studio per una celebrazione del 27 gennaio» anche «per ricordare a noi tutti ancora una volta quanto il nostro paese abbia ferito se stesso e abbia perso, costringendo all’esilio figure di intellettuali altissimi in seguito all’atrocità delle leggi razziste». E il fatto che il suo esilio sia stato una aliyah, una salita e un partecipare alla rinascita dell’accademia in Israele, «non toglie nulla alla violenza, al profondo razzismo, ma anche all’autolesionismo» di quelle leggi.
a.s.