ISRAELE – L’ultimo saluto a Ran Gvili: «Un eroe nazionale»

Orgoglio, in ebraico gaavà, è la parola che risuona più spesso nel corso dell’ultimo saluto a Ran Gvili. La pronunciano i genitori di Ran, Talik e Itzik, orgogliosi di un figlio corso a combattere il 7 ottobre 2023 contro i terroristi di Hamas; la pronunciano il capo dello Stato Isaac Herzog e il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel celebrare l’eroismo di un agente di polizia ucciso mentre salvava altre vite, il cui corpo è stato rapito e che, dopo 843 giorni, è tornato a casa per essere sepolto. Con lui, è rientrato in Israele l’ultimo ostaggio rimasto a Gaza.
A Meitar, nel sud del paese, centinaia di persone si sono radunate per dire addio a Ran. Il convoglio funebre ha attraversato la città tra bandiere israeliane e fotografie alzate in silenzio: un ritorno che chiude un’attesa durata quasi due anni e mezzo e che, per Israele, segna la fine di un capitolo aperto con le stragi di Hamas del 7 ottobre.
La madre Talik parla al figlio come se fosse davanti a lei. «Rani, la speranza che potessi tornare in piedi, o anche su una sola gamba, è ciò che ci ha dato la forza di attraversare questo tempo senza di te», afferma. «Quel giorno maledetto ti immaginavo guardarmi e dirmi: “Non piangere, sii orgogliosa”». Orgogliosa di un poliziotto che amava il paese e che, con la sua scelta, «ci ha ricordato che siamo un unico popolo».
Il padre Itzik spiega che la storia di Ran, agente di polizia che il 7 ottobre 2023 lasciò la sua casa per unirsi ai combattimenti contro i terroristi di Hamas e difendere il kibbutz Alumim, è diventata patrimonio di tutti. «La tua storia è conosciuta in tutto Israele. Sei diventato il figlio di tutti. Io sono orgoglioso di essere tuo padre e mi manchi ogni minuto, ogni secondo».
La sorella Shira racconta della passione per le moto del fratello, le passeggiate insieme, le battute, la quotidianità. «Tutte le risate sono scomparse e mi sono rimasti solo i ricordi. Ogni moto che vedo mi riporta indietro: a volte sorrido quando ne vedo una e a volte mi sembra una freccia che mi trafigge il cuore». Poi Shira fa ascoltare al pubblico un messaggio vocale che conserva da tempo: la voce di Ran dice «Non preoccuparti, sorella mia, va tutto bene». «Ti voglio bene», risponde lei oggi, prima di avvicinarsi al feretro e appoggiarvi la testa per un istante.
Nel suo intervento, il presidente Herzog parla di un momento che riguarda l’intera nazione. «Il ritorno di Ran è un momento in cui possiamo chiudere un cerchio», afferma. «Dalla sacralità di questo istante, i frammenti dei nostri cuori possono iniziare lentamente a ricomporsi, verso la guarigione di cui abbiamo così disperatamente bisogno come popolo». Herzog chiede poi perdono alla famiglia a nome dello stato: «Per non essere stati lì per lui. Per avervi costretti ad attendere così tanti giorni, in modo così straziante».
Il primo ministro Netanyahu richiama l’eroismo di Ran. «Non è rimasto in disparte», sottolinea. «Ha indossato l’uniforme, si è armato ed è corso verso il fuoco, anche con una spalla ferita, perché credeva che la sicurezza dello Stato dipendesse da lui e dai suoi compagni». «Ha salvato molte vite», aggiunge, promettendo che «la sua memoria continuerà per generazioni».
È il primo funerale di un ex ostaggio a cui Netanyahu partecipa e, nel corso del suo intervento, si rivolge direttamente a Hamas e ai nemici di Israele. «Avete cercato di spezzarci. Guardate la madre di Ran: non ci sconfiggerete. Saremo noi a farlo». Il primo ministro sostiene che il governo proseguirà le operazioni a Gaza fino al conseguimento dei suoi obiettivi: «smantellare Hamas» e impedire altri 7 ottobre. Nel suo intervento annuncia poi la nascita di una nuova comunità in onore di Ran, vicino alla sua città di origine, a est di Be’er Sheva: si chiamerà Renanim.