MUSICA – Note da salvare: l’appello della Fondazione di Barletta
Migliaia di partiture musicali, centinaia di manoscritti, documenti, strumenti e materiali artistici costituiscono il patrimonio della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria di Barletta. Un patrimonio monumentale, frutto di oltre quarant’anni di lavoro del maestro Francesco Lotoro, da conservare, studiare e rendere accessibile, ma anche da ampliare. È con questo spirito che la Fondazione ha lanciato, in vista del Giorno della Memoria, un appello pubblico alla raccolta di nuovi materiali artistici e musicali prodotti in condizioni di prigionia e cattività.
Barletta, si legge nel testo diffuso dalla Fondazione, è «la capitale mondiale della letteratura musicale concentrazionaria», ovvero della musica «scritta in concentramento, internamento, prigionia civile e militare» nel cuore del Novecento. Un’eredità oggi riconosciuta dallo Stato come «bene di eccezionale interesse nazionale» e che la Fondazione ILMC si impegna a custodire garantendo «conservazione, digitalizzazione e accesso bibliotecario e museale». Da qui l’invito rivolto a parenti e conoscenti di musicisti e artisti perseguitati a donare spartiti, lettere, disegni, quadri, strumenti musicali: tutto ciò che possa testimoniare la creatività sopravvissuta alla reclusione. Materiali di cui la Fondazione si farà direttamente carico, occupandosi del prelievo, della messa in sicurezza e della catalogazione.
La musica concentrazionaria salvata da Lotoro è stata protagonista anche a Washington, dove, in occasione del 27 gennaio, il musicologo e pianista si è esibito all’Eisenhower Theatre del John F. Kennedy Center for the Performing Arts con il concerto Enduring Music: Compositions from the Holocaust. Sul palco, un’orchestra di diciotto elementi e i cantanti Anna Maria Stella Pansini, Angelo De Leonardis e Paolo Candido hanno eseguito musiche nate nei ghetti, nei lager e nei campi di prigionia, selezionate dall’archivio della Fondazione ILMC. Il programma ha incluso anche prime esecuzioni assolute, tra cui un duo per violino e viola composto a Theresienstadt (Terezin) da Siegmund Schul, la canzone Lublin, Lublin di un compositore anonimo di Majdanek, Pieśń rozpaczy (Canzone della disperazione), composta da Bela Bogaty Lustman nel campo di lavoro di Parschnitz, e In oyshvitser flamen (Nelle fiamme di Auschwitz) di un compositore anonimo imprigionato a Birkenau. «Tecnicamente questa musica è stata scritta nel passato, ma in realtà appartiene al futuro», ha spiegato Lotoro.