ROMA – Il concerto di Weiner al Teatro Ghione: «Memoria responsabilità condivisa»

Dedicato ai musicisti ebrei che composero musica nell’ora più buia, il concerto-racconto “Music in Times of Tragedy” dell’israeliano Amit Weiner è stato protagonista in questi anni su molti palcoscenici internazionali. Martedì sera ha fatto tappa a Roma, al Teatro Ghione, grazie a una collaborazione tra le ambasciate d’Israele e di Germania, la Fondazione Museo della Shoah e l’Ucei. Sei i brani diretti dal compositore e pianista, coadiuvato da Marco Valabrega (violino), Alessandro Malcangi (clarinetto) e Adriano Ancarani (violoncello). Partendo da “La nostra città brucia” di Mordechai Gebirtig, scritto prima dell’invasione nazista della Polonia e diventato un simbolo ebraico di resistenza al male. Era la canzone preferita di suo nonno Israel, l’unico membro della sua famiglia a sopravvivere alla Shoah per aver lasciato la natia Leopoli negli anni Trenta e aver raggiunto la Palestina mandataria. «Il 27 gennaio ci richiama alla responsabilità condivisa verso la verità, la memoria e la dignità umana», ha dichiarato l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled in apertura di serata. Per il diplomatico, ricordare i musicisti che composero musica anche durante la Shoah non rinunciando «alla propria umanità» anche a un passo dall’annientamento è un monito per un presente in cui «in tutto il mondo assistiamo a una preoccupante crescita dell’antisemitismo e dell’antisionismo». «La lotta all’antisemitismo e la tutela della vita ebraica sono un obbligo», ha spiegato il suo omologo tedesco Thomas Bagger. Per il rappresentante di Berlino a Roma, «spetta a noi far sì che “mai più” si trasformi in realtà quotidiana, siamo noi a dover difendere la dignità di ogni essere umano e la nostra libertà comune». «Questa non è un’iniziativa ebraica, ma una iniziativa civile che riguarda gli individui», ha affermato Mario Venezia, il presidente della Fondazione Museo della Shoah. Per Venezia, «soltanto con l’unione di diversi punti di vista è possibile quello scatto che ci consente di uscire dalla spirale di un odio che si ripete». Ha concluso i saluti la presidente Ucei, Noemi Di Segni. «Ogni nota di violino e di pianoforte è un monito rispetto a quel passato ma anche al presente», ha detto. Per Di Segni, viviamo oggi un tempo difficile con troppe «note di odio» e «strumenti male accordati».

Adam Smulevich