ROMA – Sapienza presenta nuove storie su studenti medicina espulsi nel 1938

Nel 2021 l’Università La Sapienza di Roma ha firmato un accordo quadro sulla Memoria insieme all’Ucei, alla Fondazione Museo della Shoah di Roma, alla Comunità ebraica romana, alla Fondazione Cdec di Milano e al Meis di Ferrara. Una cornice nella quale si è inserito il convegno “Medicina e Shoah: ricerche in corso” svoltosi nella sala del rettorato dell’ateneo capitolino nel Giorno della Memoria. Ad esso ha fatto riferimento la magnifica rettrice Antonella Polimeni, sottolineando nel suo intervento introduttivo come Impegnarsi per una Memoria consapevole non possa essere «una consuetudine retorica, né un adempimento formale, ma un momento che l’ateneo riconosce come parte del proprio vivere quotidiano, una responsabilità che sente in maniera continuativa». Agli organizzatori è andato il plauso tra gli altri di Mario Venezia, il presidente della Fondazione Museo della Shoah, intervenuto con un videomessaggio per via della concomitante cerimonia al Quirinale. E dell’assessore alle Politiche educative dell’Ucei e docente dell’ateneo, Livia Ottolenghi, impossibilitata a esserci per lo stesso motivo.

Medicina e Shoah

La prima parte dell’incontro ha approfondito i risultati del progetto “Medicina e Shoah” lanciato nel 2010 con il contributo di medici, genetisti, bioeticisti e storici, la seconda si è soffermata sull’applicazione delle leggi razziste e sul lavoro di ricerca promosso nell’ambito del progetto “Sapienza 1938” dedicato a biografie, approfondimenti e percorsi tematici esito degli studi sulle carte dell’archivio storico universitario e di altri archivi pubblici, privati e di famiglia. Nell’occasione sono stati presentati i primi dati sui fascicoli degli studenti ebrei di medicina.
«Si tratta di dossier personali che permettono di ricostruire a fondo le biografie e le scelte sia di chi riuscì a laurearsi sia di chi, invece, dovette rinunciare per via delle leggi razziste. Siamo partiti dai medici perché è l’archivio più stabile», racconta Serena Di Nepi, docente di Storia moderna dell’ateneo, che ha tenuto un intervento sul tema “Insegnare e studiare. Gli ebrei alla Sapienza” partendo dal 1870 anno dell’emancipazione per arrivare al 1938 dell’emarginazione.

Sapienza 1938

Di Nepi è una delle colonne di “Sapienza 1938”. Progetto importante a prescindere e ancor di più «in considerazione del fatto che La Sapienza era considerata l’università modello del regime: finora abbiamo messo online circa 4mila documenti», spiega la studiosa. In questo senso, «i dossier sugli studenti sono una fonte preziosa: tra quelli oggetto di studio c’è il fascicolo relativo a Mosè Di Segni, il padre di Riccardo rabbino capo di Roma». Alcune vicende sono state tratteggiate a grandi linee dallo storico Manuele Gianfrancesco, che ha parlato della persecuzione antiebraica nella facoltà di medicina mostrando alcuni documenti ritrovati tra i quali schede di censimento razziale, richiesta di sussidi scolastici e giustificazioni per il mancato pagamento delle tasse per difficoltà economiche. «Stiamo muovendo i primi passi e c’è ancora molto da trovare e studiare. Specialmente nei casi di figli di coppia mista, con padre non ebreo e un’identificazione quindi più difficile dal cognome», osserva Di Nepi. «Per questo ci auguriamo che sempre più famiglie si rivolgano a noi, chiedendo un approfondimento».

Adam Smulevich