TORINO – Giorno della Memoria, l’allarme di Anna Segre: «Il “mai più” senza memoria si svuota»
Nella Sala Rossa di Palazzo Civico a Torino, gremita per il Giorno della Memoria, il messaggio emerso non è consolatorio. La commemorazione si è trasformata in un avvertimento: la Shoah non è oggi sotto attacco perché dimenticata, ma perché piegata, svuotata, talvolta usata contro se stessa, mentre l’antisemitismo in città cresce. Lo ha denunciato Anna Segre, vicepresidente della Comunità ebraica torinese, in un intervento che ha suscitato numerose reazioni.
L’allarme nasce da fatti concreti. L’antisemitismo, ha sottolineato Segre, è «in preoccupante aumento» anche in una città come Torino, ricca di iniziative culturali e di percorsi di dialogo interreligioso. Un clima che si manifesta «nei social media e nella vita quotidiana» e che colpisce in particolare scuole e università, dove «alcuni studenti e insegnanti ebrei preferiscono tenere nascosta la propria identità» per evitare insulti e isolamento.
Emblematico l’episodio avvenuto durante la fiaccolata del 24 aprile per festeggiare la Liberazione, quando la Comunità ebraica è stata bersaglio di urla e offese. «Sentirsi rifiutati proprio in quel contesto è stato doppiamente doloroso», ha sottolineato Segre, perché la Liberazione rappresenta per gli ebrei italiani non solo la sconfitta del nazifascismo e il ritorno della democrazia, ma anche «la fine, almeno in Italia, degli orrori che ricordiamo il 27 gennaio».
Un riferimento che trova riscontro nei fatti della giornata: davanti al Cimitero Monumentale, sede di una delle cerimonie ufficiali, alcuni manifesti per il Giorno della Memoria sono stati imbrattati con svastiche, suscitando la condanna delle istituzioni.
L’orazione ufficiale in Consiglio comunale è stata affidata a Filippo Biolé, presidente della sezione genovese dell’Aned, che ha letto una lettera scritta da familiari internati poco prima della deportazione nel luglio del 1944. Oggi, ha spiegato, racconta quella storia nelle scuole, ma nutre dubbi sulla reale capacità del presente di accogliere i valori della pace. Biolé ha ricordato le azioni legali promosse da deportati e familiari delle vittime contro la Germania per i crimini nazifascisti e ha richiamato l’intervento di Liliana Segre al Parlamento europeo, con l’appello a «non dimenticare gli orrori della Shoah» e a contrastare antisemitismo, razzismo e discriminazione.
La carimonia si è chiusa con l’intervento del sindaco Stefano Lo Russo, che ha condannato gli atti vandalici contro i manifesti per il 27 gennaio. «La memoria non è un rituale, ma una responsabilità», ha affermato Lo Russo, aggiungendo: «Il male non nasce già riconoscibile: diventa normale poco alla volta, mentre qualcuno distoglie lo sguardo».
Di seguito l’intervento tenuto dalla vicepresidente della Comunità ebraica di Torino Anna Segre alla cerimonia cittadina per il Giorno della Memoria:
Mai più.
Quello che è accaduto agli ebrei non deve accadere mai più, né agli ebrei né a nessun altro.
Lo abbiamo ripetuto per decenni e lo ripetiamo anche oggi; non cesseremo mai di ripeterlo.
È stato ripetuto quando si parlava ancora relativamente poco di ciò che gli ebrei italiani avevano subito e gli ebrei stessi ne parlavano relativamente poco, come per non volersi distinguere.
Lo ripetiamo oggi in una città ricchissima di eventi, spesso di altissimo livello, in occasione del Giorno della Memoria, e non solo. Una città ricca di iniziative volte a favorire il dialogo interreligioso, come il Comitato Interfedi o, negli ultimi mesi, il Tavolo della Speranza.
Eppure l’antisemitismo, in preoccupante aumento, si sente anche in questa città: un clima avvelenato che si manifesta nei social media e nella vita quotidiana, in particolare nelle scuole e nell’università, al punto che alcuni studenti e insegnanti ebrei preferiscono tenere nascosta la propria identità; la stessa Comunità ebraica è stata oggetto di urla e insulti il 24 aprile alla fiaccolata per festeggiare la Liberazione, momento che per gli ebrei è doppiamente significativo perché rappresenta non solo, come per tutti gli altri, la sconfitta del nazifascismo e il ritorno della democrazia, ma anche la fine, almeno in Italia, degli orrori che ricordiamo oggi e in questi giorni. Sentirsi rifiutati proprio in quel contesto è stato perciò doppiamente doloroso.
Paradossalmente questo non avviene per mancanza di memoria: talvolta chi insulta gli ebrei, o rifiuta di ricordare la Shoah in occasione del Giorno della Memoria, ritiene, anche in buona fede, di agire proprio in nome del principio “mai più per gli ebrei, mai più per nessun altro”.
È un tragico errore: il sacrosanto principio “mai più per nessuno” deve alimentarsi di memoria, non contrastarla, strumentalizzarla o stravolgerla. “Mai più per nessuno” deve favorire il dialogo e il rispetto reciproco, non metterli in discussione.
In una comunità democratica non esistono e non possono esistere alternative alla memoria di ciò che è stato; non possono esistere alternative al dialogo e alla convivenza civile.
Grazie a tutti coloro che continuano a crederci.
(Foto Comune di Torino)