VERONA – Una pietra d’inciampo per Lina Arianna Jenna

Scultrice e poetessa ebrea veronese, Lina Arianna Jenna fu per anni protagonista della scena culturale della sua epoca, esponendo in rassegne prestigiose. Le SS la arrestarono nel palazzo di famiglia, nel centro di Verona, nel giugno del 1944. Dopo due giorni al forte di S. Leonardo fu trasferita nel campo di internamento di Fossoli e deportata ad Auschwitz-Birkenau. Si suppone sia stata uccisa a Bergdorf, nel marzo del 1945. Aveva 58 anni.
Per iniziativa dell’associazione Figli della Shoah il suo ricordo è affidato da ieri anche a una pietra d’inciampo, collocata davanti al luogo del fermo (via Emilei 24) alla presenza di istituzioni, scolaresche e cittadinanza. «Tutto è partito con il progetto del 2022 “La grande Storia e le piccole storie” sulle vicende di quattro veronesi deportati e assassinati nei campi di sterminio», racconta Roberto Israel, referente locale dell’associazione. Le quattro storie ricostruite con l’aiuto degli studenti sono quelle di Tullio Basevi, di Gilda Forti, di Ruggero Jenna e per l’appunto di Lina Arianna Jenna, l’ultima in ordine di tempo ad avere una stolperstein dedicata. Tra gli intervenuti alla cerimonia il sindaco Damiano Tommasi, Bruno Carmi e il rabbino Tomer Corinaldi per la Comunità ebraica, nipoti e pronipoti della donna. Dopo la posa della pietra si è svolto un convegno sulla sua storia ed eredità artistica e culturale. Una relazione ha anche approfondito le storie di alcuni commissari e sottufficiali della Questura attivatisi per salvare gli ebrei veronesi dalla persecuzione e per i quali è stata aperta una pratica allo Yad Vashem per il titolo di “Giusti tra le Nazioni”. In città continuano intanto a tenere banco le polemiche per la conferenza “Gaza e il conflitto Israelo-palestinese” organizzata dall’Università degli studi nell’alveo del Giorno della Memoria. «Un titolo inappropriato», scrive sul sito della Comunità ebraica la presidente Anna Kaufman.