USA – Rav Jeffrey Salkin: «La dignità umana prima di tutto»
La commemorazione del Giorno della Memoria negli USA offre quest’anno anche uno spunto per riflettere sulle tensioni morali e civili che attraversano il paese, osserva Rabbi Jeffrey K. Salkin sul Forward. Più che uno spunto: il ragionamento parte dalla vicenda di Alex Pretti, infermiere di 37 anni colpito a morte dagli agenti federali mentre prestava aiuto a una manifestante ferita. Definito «terrorista» da alcuni leader locali nonostante non stesse infrangendo alcuna legge e stesse anzi proteggendo una donna, la sua morte ha suscitato indignazione e una serie di proteste, rivelando una frattura tra l’esercizio del potere e la tutela della vita civile. Rav Salkin collega questo episodio a fenomeni culturali più ampi, osservando come la diffusione di studi pseudoscientifici che tentano di stabilire legami tra razza e capacità mentale, pur respinti dalla comunità scientifica, alimenti una logica di disumanizzazione simile a quella che precedette la Shoah. Negli anni Trenta, molti intellettuali e scienziati in Germania (e altrove) promossero teorie eugenetiche che legittimavano misure discriminatorie che andavano dalle sterilizzazioni forzate alle restrizioni migratorie consolidando l’idea che alcune vite avessero valore superiore ad altre, aprendo così la strada alle politiche di sterminio naziste. La memoria della Shoah secondo rav Salkin deve servire da monito per riconoscere e prevenire i segnali precoci di qualsiasi segno di regressione nell’etica. La violenza ingiustificata contro cittadini innocenti, la legittimazione di ideologie gerarchiche e la diffusione di pseudoscienze sociali sono, oggi come allora, segnali che richiedono attenzione. «Non questo, non di nuovo, non sotto il nostro sguardo», sintetizza esprimendo l’imperativo di vigilanza e responsabilità civile. Ricordare significa comprendere che la difesa della dignità umana è un compito attuale e quotidiano, non un fatto del passato; significa rifiutare ogni classificazione gerarchica delle vite e opporsi a strutture di potere che minano l’uguaglianza. La lezione della storia diventa pratica e concreta: la memoria della Shoah non è solo commemorazione delle vittime ma strumento per analizzare i rischi della società contemporanea e intervenire tempestivamente, affermando che ogni vita è intrinsecamente preziosa e che le derive che portano a una disumanizzazione non devono essere tollerate né accettate. La società può ancora reagire a tempo, ribadisce, e il Giorno della Memoria richiede l’impegno attivo di ciascun individuo nei confronti di una responsabilità collettiva, affinché le tragedie del XX secolo non trovino ripetizione nelle pieghe del presente.