SPORT – L’ascesa di Deni Avdija, primo israeliano all’All-Star NBA

In NBA Deni Avdija continua a infrangere record e ad allargare i confini dello sport israeliano. Ora può fregiarsi di un traguardo mai raggiunto prima: a 25 anni, è diventato il primo israeliano selezionato per l’NBA All-Star Game, entrando ufficialmente nella storia. Un riconoscimento arrivato al termine di una stagione che ha cambiato radicalmente la percezione di Avdija, ala dei Portland Trail Blazers, all’interno della NBA, il campionato nordamericano di pallacanestro professionistico maschile più importante del mondo. Scelto come riserva della Western Conference, ha raccolto oltre 2,2 milioni di voti, chiudendo settimo nella votazione popolare e lasciandosi alle spalle nomi che hanno definito un’epoca come LeBron James e Kevin Durant.
Avdija è cresciuto nel kibbutz Beit Zera, nel nord di Israele, lontano dai grandi palcoscenici. «Ho iniziato a giocare a basket senza un sogno preciso, solo per vedere dove mi avrebbe portato», ha raccontato dopo la selezione. «È difficile credere che una cosa dopo l’altra possa davvero realizzarsi».
Arrivato in NBA nel 2020 dal Maccabi Tel Aviv, Avdija ha iniziato la sua carriera nei Washington Wizards, dove è rimasto per quattro stagioni in un ruolo marginale, con minuti e responsabilità variabili. Pur mostrando versatilità e solidità difensiva, non è mai diventato un punto centrale del progetto, come sottolinea la testata israeliana Sport5.
La svolta è arrivata con il trasferimento a Portland. Inserito in un contesto con maggiore spazio decisionale, Avdija ha aumentato progressivamente utilizzo e produzione. In questa stagione viaggia a 25,8 punti, 6,8 assist e 7,2 rimbalzi di media, numeri che certificano il cambio di ruolo e spiegano la convocazione all’NBA All-Star Game.
The Athletic, autorevole testata sportiva americana, gli ha dedicato un lungo ritratto firmato da Jason Quick, “L’inaspettata ascesa di Deni Avdija a nuova stella emergente dell’NBA e miglior giocatore israeliano di tutti i tempi”. Secondo Quick, per capire davvero Avdija bisogna tornare alla sua adolescenza in Israele. Al Maccabi Tel Aviv, ancora quindicenne, si allenava con atleti adulti in un ambiente volutamente duro, fatto di pressioni, prese in giro e aspettative costanti. Un contesto che lo ha segnato, ma che ha anche costruito quella resistenza mentale che oggi considera uno dei suoi punti di forza. «Tutto questo mi ha reso molto forte», racconta Avdija, parlando di una sorta di “callo emotivo” sviluppato negli anni.
Dopo un avvio complicato a Portland, una serie di infortuni ha costretto lo staff tecnico a ridisegnare le gerarchie del quintetto, affidandogli sempre più spesso la palla. Da lì, scrive The Athletic, Avdija ha cambiato pelle: più responsabilità, più ritmo, più libertà. È diventato il motore dell’attacco, soprattutto in transizione, imponendosi come un’ala atipica, troppo veloce per i lunghi e troppo fisica per le guardie.
La sua esplosione ha avuto un forte impatto anche in Israele. Le partite dei Blazers sono diventate appuntamenti seguiti all’alba e, osserva la testata americana, il sostegno del pubblico israeliano ha inciso sulla votazione All-Star, contribuendo a spingerlo davanti a superstar come James e Durant.
Per Oded Shalom, che ha allenato Avdija nelle squadre Under 15 e Under 16 del Maccabi Tel Aviv, il riconoscimento è solo una tappa di un percorso più ampio. «Anche se ha solo 25 anni, penso che sia l’atleta israeliano di maggior successo della storia», ha affermato. «Abbiamo avuto grandi atleti – e spero che tutti mi perdonino per averlo detto – ma penso che Deni stia diventando il più grande».