MEMORIA – Piazza Santa Giulia, otto pietre per una pagina rimossa della Shoah torinese
L’ospizio israelitico di Piazza Santa Giulia, a Torino, non esiste più. Bombardato durante la Seconda guerra mondiale, fu demolito nel dopoguerra e al suo posto sorse un altro edificio. In quella distruzione si persero anche le tracce di alcune vite ebraiche, inghiottite dalla Shoah: Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves in Segre, Lidia Passigli ed Ettore Abenaim. Nomi rimasti a lungo ai margini della memoria pubblica, oggi restituiti alla città grazie alla posa di otto pietre d’inciampo davanti al civico 12, nel luogo in cui un tempo sorgeva l’ospizio.
«Quella di Piazza Santa Giulia è una delle pagine più sconvolgenti della Shoah a Torino, ritrovata solo da pochi anni», sottolinea il presidente della Comunità ebraica torinese, Dario Disegni. «Vennero deportate sei donne anziane e malate: ogni volta che, dalla grande storia, passiamo alle microstorie delle famiglie che vivevano sul pianerottolo vicino a noi, questo dramma acquista una sua consistenza».
Le pietre restituiscono nomi e vite interrotte. Donne tra i sessanta e gli ottant’anni, per lo più nubili o vedove, in condizioni di salute e di povertà precarie, che avevano trovato nell’ospizio di Piazza Santa Giulia l’ultimo luogo scelto liberamente. Sara Colombo ed Ercolina Levi non si erano mai sposate; Aida Sara Montagnana viveva del suo lavoro di rammendatrice; Eugenia Treves in Segre era una lavorante in maglieria; Rosa Vita Finzi era vedova; Teresita Teglio viveva lì con il marito Moisè Segre. Accanto a loro, Lidia Passigli, direttrice dell’ospizio, ed Ettore Abenaim, economo della struttura.
Dopo il bombardamento del 13 luglio 1943, che rese inagibile l’edificio, le ospiti furono trasferite in diverse strutture cittadine. Un gruppo consistente venne accolto nella Casa dell’Ospitalità Fascista di Via Como 140, oggi Via Ghedini. È da lì che il 3 dicembre 1943 venti donne vennero arrestate e condotte nel carcere delle Nuove. Rilasciate in un primo momento, alcune di loro furono nuovamente arrestate nel marzo del 1944, trasferite al campo di Fossoli e quindi deportate ad Auschwitz, dove furono uccise il giorno stesso dell’arrivo, il 10 aprile 1944. Una vicenda ricostruita negli ultimi anni grazie alle ricerche dello storico Nicola Adducci negli archivi delle carceri torinesi e al lavoro di Claudio Mercandino della sezione ANPI “Renato Martorelli”.
Durante la cerimonia di posa, le storie incise sulle pietre sono state lette una a una. A dare voce a sette biografie sono stati gli studenti del liceo scientifico Einstein, protagonisti del percorso di ricerca che ha riportato alla luce questa pagina di storia cittadina, confluita nel libro Nel vostro nome. La vita di venti donne ebree in una delle pagine più tragiche della memoria storica torinese (Impremix edizioni). La biografia di Aida Sara Montagnana è stata invece letta dal nipote Edoardo Segre. «Non si era mai sposata e non aveva avuto figli. Era una rammendatrice così brava che le facevano riparare i tappeti verdi dei biliardi», recita la nota biografica. «Penso allo sforzo che il sistema nazista ha fatto per andare a cercare proprio queste donne: persone anziane, sole, senza legami né ruoli, destinate a spegnersi. Eppure sono state rintracciate, arrestate e assassinate», afferma Segre. «Una vicenda che ci ricorda uno dei significati della Shoah: l’accanimento nazifascista per distruggere un popolo». Al termine della lettura delle biografie, Segre ha recitato l’Izkor, la preghiera ebraica per i defunti, nel silenzio della piazza.
«Otto pietre posate insieme è un evento raro», sottolinea Eva Vitali Norsa, referente del Comitato Pietre d’Inciampo per la Comunità ebraica di Torino. «Compongono una narrazione corale e restituiscono volto e identità a una delle vicende più drammatiche della Shoah torinese, rimasta a lungo senza un luogo e senza una voce», spiega ricordando la prossima presentazione nelle sale della Comunità ebraica del volume Nel vostro nome (giovedì 12 febbraio, ore 17.30).
Daniel Reichel