CALABRIA – Addio a Marta Petrusewicz, storica del Meridione
Dalla Varsavia del regime comunista alla scoperta del Mezzogiorno italiano, dalle cattedre degli atenei americani fino all’impegno accademico e civile in Calabria: è il percorso umano e intellettuale di Marta Petrusewicz, storica di fama internazionale, scomparsa a 77 anni. Docente all’Università della Calabria e alla City University of New York, Petrusewicz è stata tra le più autorevoli studiose della storia economica e sociale delle periferie europee.
Nata a Varsavia, fu costretta a lasciare la Polonia nel 1969, in un clima politico sempre più repressivo. Dopo aver avviato gli studi di storia nella capitale polacca, «le derive autoritarie della gestione comunista mi hanno costretta ad abbandonare il paese. Si era verificata la combinazione peggiore possibile: nazionalismo e antisemitismo insieme», raccontò alla testata online Sicilian Post. Ebrea e giovane studentessa, trovò rifugio in Italia, proseguendo gli studi a Bologna, in anni in cui «per tutti ero “la polacca” e anche l’idea dell’internazionalizzazione era piuttosto lontana».
Il suo incontro con il Sud arrivò poco dopo la laurea, quando decise di aderire al progetto di costruzione della nascente Università della Calabria, su invito del rettore Beniamino Andreatta. «Raccolsi la sfida con entusiasmo prendendo parte a una delle avventure più interessanti della mia vita. E così sposai il Sud». Da quel momento, il Mezzogiorno divenne il centro delle sue ricerche di storica e del suo impegno culturale.
In parallelo, Petrusewicz sviluppò una carriera accademica internazionale, insegnando nelle più prestigiose università statunitensi, tra cui Harvard, Princeton e, per oltre vent’anni, alla City University di New York. Nonostante il forte legame con la metropoli americana – «È la città che amo di più ed è in un certo senso il centro del mondo» – sul finire degli anni Duemila scelse di tornare stabilmente in Calabria.
I suoi studi hanno contribuito a rinnovare la lettura della storia del Mezzogiorno e delle periferie europee, hanno sottolineato i colleghi. Tra le sue opere più note, Latifondo: economia morale e vita materiale in una periferia dell’Ottocento (Marsilio), tradotto in diverse lingue e premiato a livello internazionale, e Come il Meridione divenne Questione (Rubettino), dedicato alla costruzione culturale e politica dell’immagine del Sud. Accanto alla ricerca, Petrusewicz lavorò anche per raccontare le connessioni storiche e culturali tra il Mezzogiorno e il mondo ebraico, contribuendo a valorizzare una dimensione spesso poco esplorata dei rapporti tra Sud Italia, diaspora e storia europea.
Nel tempo affiancò all’attività accademica un impegno diretto nelle politiche culturali. Come assessora alla Cultura del Comune di Rende, in provincia di Cosenza, contribuì allo sviluppo del Museo del Presente, sostenendone la crescita come spazio di confronto sulla memoria storica, sulle trasformazioni sociali e sul dialogo tra culture. «Quando il sindaco mi chiese di fare l’assessore titubai un attimo», raccontò, per poi decidere di confrontarsi con la politica sul territorio. «Ho toccato con mano quanto sia difficile mettere in pratica lo slogan della cultura come volano dello sviluppo. Affinché ciò avvenga davvero è necessaria una sorta di rivoluzione culturale».