ISRAELE – Tra dossier Iran e scandalo interno: incriminato il fratello del capo dello Shin Bet
Alla vigilia dei colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran previsti in Oman, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha anticipato la riunione del gabinetto di sicurezza per valutare i possibili sviluppi. Washington spinge perché l’intesa includa anche missili balistici, reti armate alleate di Teheran e diritti umani, mentre l’Iran resta disponibile a discutere solo del nucleare, alimentando lo scetticismo su una svolta nei negoziati.
Sul fronte interno, una nuova inchiesta giudiziaria sta creando imbarazzo ai vertici della sicurezza: Bezalel Zini, fratello di David – scelto pochi mesi fa da Netanyahu per guidare lo Shin Bet – è stato incriminato con l’accusa di aver aiutato il nemico in tempo di guerra. Secondo la magistratura, il riservista delle Idf, con funzioni logistiche nelle operazioni a Gaza, avrebbe sfruttato l’accesso ai convogli militari per contrabbandare nell’enclave palestinese sigarette e altri beni vietati, incassando almeno 365 mila shekel (circa 90mila euro) in tre operazioni.
L’indagine coinvolge altri riservisti e intermediari civili e riguarda il trasferimento nella Striscia di merci per milioni di shekel, tra cui beni civili che possono essere riconvertiti per impieghi militari. Per i procuratori, gli imputati erano consapevoli che il traffico illegale poteva rafforzare Hamas e sostenerne le attività.
Gli investigatori contestano l’uso di veicoli militari e coperture operative per aggirare i controlli ai valichi. Tra gli indizi figurano testimonianze dei complici, dati di localizzazione dei cellulari e una parziale ammissione di Zini sui pagamenti ricevuti, riporta l’emittente pubblica Kan. Il numero uno dello Shin Bet, fratello dell’incriminato, non è indagato e l’inchiesta è stata affidata alla polizia per evitare conflitti di interesse.