L’INTERVISTA – «Rappresentare Israele è un sogno»: Jared Firestone e la sfida olimpica nello skeleton
Portabandiera della delegazione israeliana ai Giochi di Milano-Cortina: Jared Firestone, primo israeliano a qualificarsi nello skeleton alle Olimpiadi invernali, ha provato a lungo a rincorrere questo sogno. «Oggi si realizza, non posso ancora crederci: lavoro a questo obiettivo da 20 anni, ma già dai banchi delle scuole medie sognavo di rappresentare Israele nella competizione a cinque cerchi, mentre studiavo la tragedia di Monaco 1972. Da allora ho fatto di questa missione il mio obiettivo. Riuscirci nel mio ventesimo e ultimo anno da atleta è qualcosa di molto speciale», racconta a Pagine Ebraiche Firestone a poche ore dalla cerimonia inaugurale. «È surreale, a volte devo fermarmi un attimo, prendere fiato e ricordarmi che sta davvero succedendo». Lui sarà a Cortina a fare da portabandiera, mentre la pattinatrice artistica Mariia Seniuk porterà il vessillo israeliano nella cerimonia allo Stadio San Siro di Milano. «Il mio obiettivo principale è rappresentare Israele con orgoglio e rendere fieri gli ebrei di tutto il mondo, dimostrando che possiamo essere atleti forti e competitivi. Spero di realizzare le migliori discese della mia carriera nello skeleton», spiega Firestone, 35 anni, avvocato cresciuto in Florida, convertitosi allo skeleton guardando l’edizione di Sochi 2014 e scegliendo di competere per Israele. «Ho sempre avuto un legame profondo con lo stato ebraico».
Disciplina spettacolare quanto rischiosa, lo skeleton prevede una discesa a testa in giù su una slitta lungo una pista ghiacciata, con velocità che possono superare i 120 chilometri orari. Firestone ci è arrivato dopo un passato nell’atletica leggera, intuendo che la velocità nello sprint poteva trasformarsi in un vantaggio competitivo. La prima esperienza sul ghiaccio non è stata una passeggiata. «È stato terrificante. Cercavo i freni per tutto il tempo, ma non esistono freni», racconta sorridendo. «Mi chiedevo se avessi preso le decisioni giuste nella mia vita mentre ero ancora in pista. Poi però diventa quasi una dipendenza, perché migliori un po’ ogni volta. È molto gratificante quando riesci a fare i gesti giusti e a evitare di sbattere contro le pareti o farti male. È come risolvere un puzzle, ma a grandissima velocità».
Dietro la spettacolarità delle discese si nasconde una preparazione rigorosa, che combina allenamento fisico e concentrazione mentale. «Fisicamente mi alleno come uno sprinter, lavorando su velocità e potenza. Mentalmente cerco di restare calmo», spiega. «È uno sport curioso: devi correre come un pazzo per cinque secondi e poi sdraiarti sulla slitta. Per i cinquanta secondi successivi il corpo deve restare calmo, mentre la mente deve essere estremamente attiva». Respirazione, meditazione e visualizzazione fanno parte della sua routine. «Abbiamo solo una dozzina di discese di prova prima delle gare, quindi cerco di prepararmi mentalmente per recuperare il tempo che non posso passare in pista».
Quando la gara entra nel vivo, la concentrazione si trasforma in un processo quasi automatico. «All’inizio, mentre spingo la slitta, penso alla Stella di David sul mio casco e al fatto che devo dare tutto quello che ho», sottolinea. «Poi diventa come una lista di azioni da seguire: fai questo, poi quello, poi il passo successivo. Devi dimenticare immediatamente quello che è appena successo, perché se pensi al passato anche solo per una frazione di secondo rischi di perdere ciò che hai davanti».
Il percorso verso Milano-Cortina è stato segnato anche dalle difficoltà economiche e organizzative tipiche di uno sport di nicchia. Da questa esperienza è nata Advancing Jewish Athletics, organizzazione fondata insieme al compagno di squadra AJ Edelman – parte del team di bob in gara ai Giochi – per sostenere le nuove generazioni di atleti ebrei nelle discipline sportive meno note. «Per noi è stato molto difficile trovare sostegno economico per raggiungere i nostri obiettivi», spiega. «Vogliamo che la prossima generazione abbia una struttura di supporto che permetta di concentrarsi sugli allenamenti e sulle competizioni, senza dover dividere il tempo tra sport, lavoro e raccolte fondi».
Accanto alla carriera sportiva, Firestone ha portato avanti anche quella professionale come avvocato. Un equilibrio che nell’ultimo anno ha richiesto scelte radicali. «Quest’anno ho smesso di lavorare perché i margini per qualificarsi erano minimi e avevo bisogno di eliminare ogni distrazione e ogni stress esterno», racconta. «Nelle stagioni precedenti ho cercato di conciliare entrambe le attività. Non è stato facile, ma mi piace mettermi alla prova e mi serviva anche per sostenere economicamente il mio percorso sportivo».
Nel 2022 Firestone ha già scritto una pagina di storia diventando il primo israeliano a vincere una medaglia d’oro nello skeleton. «È stato incredibile salire sul podio accanto a paesi con una grande tradizione negli sport invernali come Canada e Stati Uniti», ricorda. «Vedere la bandiera israeliana in uno sport invernale è qualcosa di speciale. Il mio sogno era ascoltare l’Hatikvah mentre ero sul gradino più alto del podio». Quel momento, racconta, non è andato esattamente come immaginato. «Ci fu una grandinata e la cerimonia venne spostata al coperto, quindi fu più piccola di quanto avessi sempre sognato. Ma è stato comunque un momento molto emozionante. Molte persone mi dissero che era la prima volta che ascoltavano l’inno israeliano».
La presenza di Israele in una disciplina poco diffusa nel paese suscita curiosità e interesse anche tra il pubblico internazionale. «Ricevo molta attenzione positiva quando indosso la divisa della squadra israeliana», osserva. «In Israele, come negli Stati Uniti, molte persone non conoscono lo skeleton, quindi spesso devo spiegare lo sport. Ma apprezzano quello che rappresento».
A Cortina, dove si svolgeranno le gare di skeleton, l’atmosfera della manifestazione si respira già. «Il villaggio si trova in una valle bellissima, circondata da montagne spettacolari come non ne avevo mai viste», racconta. «Durante la stagione visitiamo molti luoghi straordinari, ma questo è sicuramente il più impressionante. È un posto perfetto per le ultime gare della mia carriera».
Le gare di Firestone si svolgeranno il 12 febbraio, con le prime due manche in programma al mattino e le successive il giorno dopo. Saranno le ultime discese della sua carriera agonistica, dopo quasi vent’anni trascorsi inseguendo un obiettivo che oggi si concretizza. «Essere qui è già qualcosa di enorme», riflette. «Ora voglio godermi ogni momento e dare tutto quello che ho».
Daniel Reichel