EDITORIALE – Carnevale senza maschera
«La Francia e l’Europa devono esigere che Francesca Albanese venga rimossa dal suo incarico all’Onu». Non si può che aderire in pieno alle parole pronunciate dal presidente degli ebrei francesi, Yonathan Arfi. Partecipando a un incontro pubblico a Doha a fianco del leader di Hamas Khaled Meshaal, la special rapporteur delle Nazioni Unite menzionata da Arfi ha oltrepassato la linea della decenza indicando in Israele «un nemico comune dell’umanità». Non il suo governo, non il suo primo ministro ma Israele, lo Stato degli ebrei ovvero l’ebreo fra gli Stati. Se si fosse limitata a puntare il suo indice onusiano contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, Albanese non avrebbe fatto molto meglio. Neppure la Guida suprema dell’Iran, l’autocrate Ali Khamenei – responsabile del massacro in pochi giorni di alcune decine di migliaia di giovani persiani disarmati – ha mai subito un trattamento simile, di conseguenza non dovrebbe subirlo il capo di un governo di una nazione democratica trascinata in guerra da un gruppo terrorista finanziato, guarda caso, dall’Iran. Dall’Iran e dal Qatar, l’emirato con Al Jazeera, proprio il canale all news presso il quale la signora Albanese ha parlato di Israele come dal male assoluto, di un cancro da estirpare.
Di “buono”, le virgolette sono di rigore, è che mentre l’Italia festeggia il Carnevale, la special rapporteur getta la maschera, se mai ne ha indossata una. Albanese non si occupa né di palestinesi né di Territori: la sua ultima performance – affiancata da un pluridecorato tagliagole – è stata modellare con creta ebraica un nemico pubblico e aizzare l’odio globale. In questa occasione è opportuno ricordare quanto affermato dal rappresentante permanente dell’Italia all’Onu, l’ambasciatore Maurizio Massari, al Palazzo di Vetro già lo scorso 28 ottobre a commento dell’ennesimo rapporto di odio depositato all’Onu dalla signora Albanese: «Il rapporto presentato oggi dal Relatore Speciale Albanese è del tutto privo di credibilità e imparzialità. Come Italia, non ne siamo sorpresi. Il contenuto del rapporto supera palesemente il mandato specifico del Relatore Speciale, che non include indagini su presunte violazioni commesse da altri Stati o entità, né giudizi sulla cooperazione tra paesi terzi e la Corte penale internazionale». La signora Albanese, aggiungiamo noi, non illustra né l’Italia né le Nazioni Unite.
Ma attenzione, la nostra non è una campagna ad personam. Purtroppo, la special rapporteur è in ottima compagnia, a conferma che le Nazioni Unite hanno il dente avvelenato contro lo Stato degli ebrei. Lunedì il presidente d’Israele Isaac Herzog ha incontrato i sopravvissuti di Bondi Beach su invito del governo di Canberra. La missione di Herzog, prima ancora che diplomatica, è umana: portare conforto ai famigliari delle vittime di un massacro di persone in festa, commesso in nome dell’odio antiebraico. Francesca Albanese diffonde l’odio e come lei, alla vigilia dell’arrivo di Herzog in Australia, ha diffuso odio Chris Sidoti, giurista australiano membro della «Commissione d’inchiesta indipendente internazionale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi». Intervistato da ABC Australia alla vigilia dell’arrivo di Herzog, Sidoti ha affermato che il governo ha sbagliato a spiccare l’invito a un leader «che dovrebbe essere indagato dalla Corte penale internazionale per incitamento al genocidio ed eventualmente processato». Sidoti fila come un treno e si corregge da solo. Un’indagine della Cpi ancora non c’è? Non fa niente, Herzog non dovrebbe essere invitato «perché è una delle figure più divisive al mondo e, ancorché solo onorifico, è il presidente di uno Stato-canaglia». Ma gli ebrei di Sydney che volevano conforto?», replica il giornalista: «Che si facciano confortare da un rabbino».
No, Francesca Albanese e Chris Sidoti non illustrano il loro Paese. In compenso sono degli eccellenti rappresentanti di un Palazzo di Vetro ammalato d’odio.
dan.mos.