CULTURA – Ebraismo identità viva, un podcast e un ciclo di incontri
“Dammi due minuti” è un’espressione tipica dell’intercalare quotidiano. “Dammi due minuti sull’ebraismo” è invece il nome del nuovo podcast creato e condotto dal giornalista Ruben Della Rocca, consigliere Ucei e già vicepresidente della Comunità ebraica di Roma. Realizzato per Linkiesta con la collaborazione di Massimiliano Coccia, disponibile su Spotify, si propone di raccontare l’ebraismo attraverso «concetti semplici, pillole di cultura, filosofia e pensiero». Un viaggio iniziato il 27 gennaio con una prima “pillola” sul concetto ebraico di Memoria partendo dall’imperativo biblico Zakhor (Ricorda), proseguito con uno sguardo sulla festa di Tu Bishvat e addentratosi nella terza puntata, disponibile dal 10 febbraio, sul tema della rivolta perché, sottolinea Della Rocca, è «la rivolta fa parte della nostra storia, da Masada a Bar Kokhba, pur rimanendo noi ebrei fedeli al precetto di rispettare la legge del paese in cui viviamo». Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con la stessa formula: pochi minuti di racconto «con l’obiettivo di spiegare con parole semplici qualcosa dell’ebraismo, in un momento di grave disinformazione».
Va nella stessa direzione il ciclo di cinque incontri “Lechaim – Alla vita! Viaggio nell’identità ebraica” ideato da Della Rocca in collaborazione con Linkiesta e il Centro Ebraico Il Pitigliani di Roma. Il primo, in programma martedì 17 febbraio alle 20, si incentrerà sulla nuova edizione de Lo stato degli ebrei di Theodor Herzl pubblicata dall’associazione Setteottobre con la curatela di Daniele Scalise. L’incontro sarà introdotto da Stefano Parisi, il presidente di Setteottobre. «Anche negli incontri successivi, partendo da un libro, racconteremo qualcosa della vita ebraica», spiega Della Rocca, conduttore da cinque anni della rubrica “A proposito di Shalom” su Radio Radicale. «Il taglio divulgativo e culturale è lo stesso. Parleremo di lingua ebraica, analizzeremo il pensiero di rav Jonathan Sacks, ci soffermeremo su Israele come Start-Up Nation e nel suo percorso dai kibbutzim ai grattacieli. Vogliamo concentrarci sulla vita. Siamo stanchi di guerra e momenti brutti». È d’accordo Miriam Haiun, responsabile della cultura al Pitigliani, che parla di incontri «per raccontare, attraverso i libri, la vita ebraica prima della Shoah: le persone, le comunità, lo studio, le tradizioni». E per poi affrontare quello che è successo dopo: «La distruzione, certo, ma anche la capacità di tornare a vivere, di ricostruire, di trasmettere un’identità». È un percorso, afferma Haiun, «che parla di forza e di continuità e che, nella nascita di Israele, vede non solo un luogo dell’anima, ma anche una prova concreta di vittoria e di riscatto».