LIBRI – 1524, nascita di una Comunità
I Capitoli di Daniel da Pisa, un banchiere toscano vicino alla famiglia Medici, sono il primo statuto conosciuto di una Comunità ebraica. Pubblicati da papa Clemente VII il 12 dicembre 1524, furono per secoli il pilastro della vita istituzionale degli ebrei romani, rimanendo validi anche nell’epoca del Ghetto (1555-1870). Cosa ha significato quel documento nella storia dell’ebraismo romano ed europeo, come si arrivò a quella sintesi, a quali tensioni cercò di porre rimedio, chi era Daniel da Pisa; tutto questo è raccontato da un volume di Giuntina: Roma 1524. I Capitoli di Daniel da Pisa e la nascita di una nuova comunità ebraica. A curarlo sono quattro storici, Bernard Dov Cooperman, Serena Di Nepi, Anna Esposito e Pierre Savy, che firmano altrettanti saggi introduttivi per spiegare e contestualizzare quel documento (di cui sono proposti i testi principali). Se ne parlerà al Museo ebraico di Roma giovedì 12 febbraio alle 18.30 con l’intervento di Mario Todeschini, Myriam Silvera e rav Riccardo Di Segni. La presentazione del libro, moderata da Claudio Procaccia, sarà introdotta dai saluti della vicepresidente della Comunità ebraica romana Carola Funaro.
Come spiega Cooperman, docente di Storia all’Università del Maryland e autore del ritrovamento del più antico esemplare esistente negli archivi della Harvard University, i Capitoli non avevano lo scopo di risolvere le rivalità etniche interne all’ebraismo romano ma sono piuttosto «la testimonianza di uno sforzo innovativo per costruire una sovrastruttura organizzativa, indicata nel 1524 come “balìa” e in seguito più comunemente come congrega o keri’a». Per Savy, docente di Storia medievale all’Università Gustave Eiffel, è possibile che le istituzioni previste dai Capitoli non abbiano pienamente raggiunto i loro obiettivi, ma è «difficile pensare che, una volta entrate in vigore, siano state del tutto trascurate». Il documento sopravvisse d’altronde al Sacco di Roma del 1527 e «ancor più sorprendentemente all’istituzione del ghetto», accompagnando le vicende del claustrum fino alla sua fine. Fu quindi «un riferimento stabile nel tempo». Di Nepi, che insegna Storia moderna alla Sapienza di Roma, opera nel suo saggio un confronto tra due storie diverse: quella degli ebrei romani e quella degli ebrei anconetani, l’altra grande Comunità dello Stato pontificio. A differenza di Roma, «i banchieri ebrei e i grandi imprenditori di Ancona continuarono a contrattare con il camerlengo rinnovi delle licenze su base quinquennale» ma «senza riuscire a ottenere garanzie equivalenti». Esposito, già docente di Storia medievale nel medesimo ateneo, racconta chi sono gli uomini dei Capitoli del 1524 e come tra le universitates straniere del periodo la prevalente fosse quella sefardita, non solo dal punto di vista numerico «ma anche da quello del prestigio e della disponibilità economica».
a.s.