AUSTRALIA – Herzog in visita tra tensioni, diplomazia e accuse sul contrasto all’antisemitismo

Cinque giorni di visita di Stato con l’auspicio di avviare «un nuovo percorso» nelle relazioni tra Gerusalemme e Canberra e collaborare per «sradicare l’antisemitismo». Si avvia alla conclusione la missione australiana del presidente d’Israele Isaac Herzog, promossa con l’intento di portare conforto a una comunità ebraica ferita dal più grave attacco terroristico mai subito: la strage del 14 dicembre 2025 a Bondi Beach, spiaggia di Sydney dove due attentatori hanno ucciso 15 persone e ferito 60, riunite per festeggiare Hanukkah.
«L’antisemitismo in Australia è spaventoso. Ma c’è anche una maggioranza silenziosa di australiani che cercano la pace, che rispettano la comunità ebraica e, naturalmente, vogliono un dialogo con Israele», ha dichiarato Herzog prima di rientrare in Israele, ribadendo il valore della cooperazione tra i due paesi e la necessità di contrastare con decisione l’odio antiebraico.
Speranza infranta dal clima di forte tensione che ha accompagnato la visita presidenziale, segnata da manifestazioni anti-israeliane organizzate nelle principali città australiane, da Sydney a Canberra fino a Melbourne. Proprio nella capitale dello Stato di Victoria, alla vigilia dell’arrivo del capo di stato israeliano, un enorme scritta è comparsa su un edificio dell’università cittadina: «Morte a Herzog», poi rimossa dalle autorità accademiche.
Durante gli incontri istituzionali, il primo ministro australiano, il laburista Anthony Albanese, ha ribadito il sostegno alla sicurezza della comunità ebraica e ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime dell’attacco terroristico, definendo quelle morti «una tragedia e un oltraggio» e sottolineando la necessità di «contrastare ogni forma di odio e violenza nella società australiana». Criticato da una parte della sinistra per la scelta di invitare Herzog, Albanese ha insistito sull’impegno del suo governo a promuovere la convivenza tra israeliani e palestinesi e a sostenere una soluzione negoziata del conflitto mediorientale, affermando che «la pace e la sicurezza devono essere garantite a entrambe le popolazioni». Il premier australiano ha inoltre affrontato temi più delicati nel dialogo con Herzog, chiedendo chiarimenti sull’uccisione dell’operatrice umanitaria australiana Zomi Frankcom, morta in un attacco israeliano a Gaza nel 2024.
La gestione della visita da parte di Albanese ha suscitato critiche da parte dei media israeliani, che hanno evidenziato una discrepanza tra le affermazioni istituzionali e la postura pubblica del leader australiano. Tra questi, il giornalista dell’emittente pubblica Kan, Michael Shemesh, presente alla cerimonia commemorativa presso il centro Chabad di Bondi, a Sydney, a poca distanza dal luogo della strage. Per l’occasione, davanti ai parenti delle vittime, Shemesh si aspettava «una dichiarazione forte e inequivocabile del primo ministro australiano contro l’antisemitismo, dal leader nel cui paese si è consumato il massacro di Sydney e sotto la cui responsabilità è avvenuto». Albanese, racconta il giornalista, si è invece limitato «a prendere il microfono, leggere i nomi delle vittime uccise nel massacro e poi rimettere il foglio in tasca, senza riuscire ad aggiungere una sola parola oltre a questo». Shemesh ha poi raccolto le critiche di esponenti della comunità ebraica presenti, rimasti interdetti dall’atteggiamento del capo del governo australiano. La sintesi del giornalista sul comportamento di Albanese è durissima: «Basta una parola: un codardo».