ROMA – Proiettato al Senato il documentario sul Nova Festival: «Indispensabile per capire»
La Sala Koch del Senato ha ospitato mercoledì pomeriggio la proiezione di “We Will Dance Again”, il documentario di Yariv Mozer sul massacro al Nova Festival basato sulle testimonianze dei sopravvissuti e sui filmati realizzati dai terroristi di Hamas. «È un’occasione per dimostrare che nell’aula del Senato vi è piena consapevolezza della necessità di riaffermare con forza la vicinanza a popolo d’Israele, agli ebrei italiani, agli ebrei di tutto il mondo», ha dichiarato il presidente del Senato Ignazio La Russa introducendo l’evento, organizzato dall’associazione Setteottobre insieme alle Comunità ebraica di Roma e Milano e all’ambasciata d’Israele in Italia. Il documentario di Mozer, premiato nel 2025 con l’Honour Award agli International Emmy Awards, rappresenta per La Russa «un atto di accusa, ma anche un atto di verità, perché quando si vogliono capire le ragioni degli eventi bisogna partire dall’inizio». La proiezione al Senato nasce da un’idea del presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi ed è stata promossa dalla senatrice Ester Mieli di Fratelli d’Italia. La Russa ha spiegato di averla accolta positivamente anche come omaggio «alla resistenza» dimostrata nei secoli e millenni «dal popolo ebraico, un popolo unico». Resistenza oggi messa a dura prova, ha sottolineato, «da un’onda strumentale di odio, da ignobili accuse, da odiose affermazioni che vorrebbero l’esclusione di Israele dal fiume al mare».
“We Will Dance Again” è entrato al Senato «ma è un orrore cancellato oggi dalle immagini televisive, dai talk show, dalle università, dalle scuole, dalla maggior parte dei media», ha affermato Stefano Parisi, il presidente di Setteottobre. «Nessuna rete televisiva è stata finora disponibile a trasmetterlo, nessuna scuola e università a proiettarlo, ma continueremo a provare». Secondo Parisi, «l’odio che ha generato la Shoah è ancora vivo e attraverso l’Islam radicale penetra nella nostra opinione pubblica, coccolato da certa politica e rilanciato da alcuni media», con il risultato che molti giovani «si stanno facendo bruciare il cervello dalla propaganda». Per Maurizio Molinari, intervenuto al termine della proiezione, i motivi per i quali il lavoro di Mozer è fondamentale sono tre. Il primo «è l’aver usato la stessa metodologia di Claude Lanzmann per raccontare la Shoah, cioè attraverso le testimonianze delle vittime». Il secondo è che «mai prima nella storia abbiamo avuto la possibilità di capire cosa è un pogrom» dal di dentro e quindi anche attraverso la prospettiva dei carnefici. E come «i nazisti ridevano uccidendo gli ebrei», così i terroristi di Hamas «ridevano uccidendo le loro vittime: la capacità del male di sorridere davanti alla morte viene dalla notte della storia dell’antisemitismo». La terza ragione, ha detto il giornalista, «è che per tutti noi e per le generazioni che verranno è indispensabile sentire la sofferenza, perché l’odio antisemita si rigenera quando non c’è empatia». Hanno concluso l’evento le parole di Meghnagi, che nei massacri del 7 ottobre ha perso una nipote: «Ho già visto questo documentario tre volte, continuerò a vederlo. Tutti voi avete la stessa missione da portare avanti con amici, conoscenti, datori di lavoro, figli e genitori».
a.s.