ISRAELE-USA – Trump contro Herzog: «Vergognoso non graziare Netanyahu»
Il presidente israeliano Isaac Herzog non si aspettava l’intervento a gamba tesa del presidente Usa Donald Trump sulla grazia a Benjamin Netanyahu. «È rimasto sorpreso», raccontano i media israeliani, dalla durezza dei toni: «Penso che il popolo israeliano dovrebbe davvero vergognarsi di lui. È vergognoso che non la conceda», ha attaccato il presidente americano, rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca poche ore dopo l’incontro a Washington con il premier israeliano.
Dalla residenza presidenziale è arrivata una replica immediata: il capo dello Stato non può pronunciarsi sulla richiesta finché il ministero della Giustizia non avrà espresso il parere legale previsto dalla procedura. «Solo al termine del processo il presidente esaminerà la richiesta secondo la legge, nell’interesse dello stato di Israele e senza alcuna influenza da pressioni esterne o interne», si legge nella nota ufficiale, che ricorda come il paese sia «uno Stato sovrano governato dallo stato di diritto».
Durante l’ultima visita in Israele, Trump aveva già sollecitato la concessione della grazia, definendo Netanyahu «il miglior primo ministro d’Israele». Questa volta ha alzato i toni: secondo l’inquilino della Casa Bianca, il mancato via libera sarebbe legato al timore di Herzog di «perdere potere».
Il capo del governo è sotto processo per presunta frode, corruzione e abuso di fiducia in un procedimento avviato quasi sei anni fa e ancora in corso. La richiesta di grazia, presentata alla fine del 2025 dai suoi legali, non contiene ammissioni di colpa.
Il dossier Iran
Lo scontro istituzionale si intreccia con il rientro in Israele del primo ministro dopo la visita a Washington, che lo stesso Netanyahu ha definito «breve ma importante», sottolineando la solidità del rapporto con il leader americano. Al centro dei colloqui, oltre alla crisi a Gaza, c’era il dossier iraniano: Trump ritiene possibile spingere Teheran verso «un buon accordo» sul programma nucleare, avvertendo che un eventuale fallimento dei negoziati sarebbe «molto traumatico per l’Iran».
Il premier israeliano ha però espresso cautela sulla reale possibilità di raggiungere un’intesa. Netanyahu ha ribadito che qualsiasi accordo dovrà includere non solo il programma nucleare, ma anche i missili balistici iraniani e il sostegno di Teheran alle milizie armate nella regione, lasciando intendere le riserve di Gerusalemme sull’impostazione dei negoziati.
In parallelo, Washington ha deciso di rafforzare la propria presenza militare nella regione inviando in Medio Oriente la portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, che si unirà alla USS Abraham Lincoln già operativa nel Mar Arabico. Il dispiegamento, sottolinea l’emittente pubblica Kan, rientra nella strategia di pressione su Teheran, mentre all’interno della Repubblica islamica cresce la tensione con nuove manifestazioni durante le cerimonie di lutto per le vittime della recente repressione delle proteste.
(Foto Ufficio del primo ministro israeliano)