ROMA – Pietre d’inciampo, storie di vittime e carnefici

Giovedì pomeriggio a Roma pioveva. E quindi una “passeggiata” tra le pietre d’inciampo non avrebbe avuto l’esito sperato. Così l’attore e regista Rosario Tedesco, ideatore del progetto “Due dentro ad un foco – Storie di pietra”, è dovuto ricorrere a un piano alternativo. Mettendo in scena la sua ricostruzione narrativa che connette vittime e carnefici, partendo dalle pietre d’inciampo incardinate nel tessuto cittadino, non all’aperto ma nel chiuso di una sala fornita dalla Fondazione Museo della Shoah. «È stato diverso dal solito, ma ugualmente efficace. Abbiamo “finto” di attraversare alcuni luoghi previsti nell’itinerario e se è mancata la percezione fisica del luogo, c’è stata magari più concentrazione sulle storie», racconta Tedesco, nato a Palermo e formatosi alla scuola di Luca Ronconi. “Due dentro ad un foco. Storie di pietra”, prodotto dall’associazione Tracce, è nato a Milano nel 2021 e dal 2023 è arrivato a Roma. L’intento, condiviso dalle numerose istituzioni coinvolte, tedesche e italiane, ebraiche e non, è «disegnare una nuova mappa della città simbolica e concreta allo stesso tempo». È l’impegno tra gli altri del ministero della Pubblica Istruzione del Meclemburgo-Pomerania, dell’ambasciata della Repubblica Federale di Germania e del Goethe-Institut di Roma, in collaborazione con il Centro di Cultura Ebraica della Comunità capitolina, le Scuole ebraiche della capitale e la Scuola Germanica di Roma e con il patrocinio dell’Ucei, della Comunità ebraica stessa, della Fondazione Museo della Shoah, dell’associazione Figli della Shoah, della Fondazione Cdec di Milano e del Municipio I Roma Centro. «C’era con noi una delegazione di docenti del Meclemburgo-Pomerania, a Roma per studiare le pietre d’inciampo», sottolinea Tedesco. «Mi piacerebbe lavorare a uno scambio culturale, un vero e proprio specchio della Memoria: perché non raccontare noi le “loro” storie e loro le “nostre”? Vorrei lavorarci per il prossimo anno, sarebbe molto arricchente in un senso e nell’altro». Come ogni anno ha concluso l’iniziativa l’esecuzione di alcuni brani liturgici da parte dei giovani della scuola ebraica. «C’era bisogno anche quest’anno della loro carica emotiva, perché la Memoria è vita e i nostri cuori si devono alzare».