USA – Quelle pressioni per le preghiere a scuola (pubblica)
La Corte Suprema degli Stati Uniti da oltre sessant’anni esclude la possibilità che nelle scuole pubbliche ci siano momenti di preghiera. Ora però in Tennessee, Florida e a livello federale si discute di misure legislative per reintrodurre momenti di preghiera o lettura della Bibbia nelle aule e nelle cerimonie scolastiche. Come racconta sul Forward Hannah Feuer, nel 1962 venne proibito alle scuole statali di imporre preghiere agli studenti, in quanto contrarie alla Clausola di Separazione tra Stato e religione del Primo Emendamento della Costituzione americana, applicata agli stati tramite il Quattordicesimo Emendamento: secondo la formulazione originaria la preghiera proposta per l’inizio delle lezioni, anche se volontaria e non confessionale, violava l’obbligo di neutralità dello Stato verso le diverse fedi. Legislatori di vari stati stanno oggi andando in direzione opposta: in Tennessee una proposta di legge prevede che le scuole pubbliche dedichino del tempo alla preghiera volontaria e alla lettura di «testi religiosi», con l’obbligo per i genitori di fornire un consenso scritto e rinunciare a eventuali cause legali. Il Texas ha già adottato una norma simile che autorizza i consigli scolastici a programmare periodi di preghiera e letture bibliche. In Florida un emendamento costituzionale consentirebbe a studenti e insegnanti di guidare momenti di preghiera (tramite altoparlanti) durante eventi scolastici nonostante decisioni precedenti avessero ritenuto incostituzionali le preghiere trasmesse al pubblico prima di eventi sportivi. A livello federale, una proposta di legge vorrebbe sospendere i fondi pubblici alle scuole che limitano la preghiera volontaria, e nuove linee guida del Dipartimento dell’Istruzione ammettono insegnanti che pregano con gli studenti, senza specificare limiti precisi. Iniziative che si inseriscono in un contesto giuridico in cambiamento: se era forte l’idea che lo Stato non deve promuovere alcuna forma di culto nelle scuole pubbliche, già una decisione del 2022 ha segnato una svolta interpretativa, riconoscendo la libertà di un allenatore di football di pregare sul campo dopo la partita, in quanto espressione personale tutelata dalle Clausole di Libertà di Espressione e di Libero Esercizio del Primo Emendamento. Nel 1962 fu un genitore ebreo, Steven Engel, a guidare la causa contro l’obbligo di preghiera sostenuto da un ampio schieramento di organizzazioni ebraiche e laiche che promossero la separazione tra Stato e religione. Nelle nuove proposte la linea di demarcazione tra pratica volontaria e pressione implicita è sottile, e i critici segnalano come nelle istituzioni statali che promuovono momenti di preghiera ci sia il rischio di alterare il senso di neutralità che le scuole pubbliche dovrebbero mantenere. E c’è chi osserva che la possibilità di una preghiera o della lettura di testi religiosi in assenza di coercizione non deve tradursi in un endorsement statale di determinate fedi, sapendo però che la presenza dell’autorità educativa può portare a una sensazione di “obbligo” anche in assenza dell’imposizione formale.