ANTISEMITISMO – Felix Klein: «Non si può restare in silenzio»
Tutta l’Europa si confronta con un’ondata di antisemitismo sempre più grave. «La situazione è drammatica», avverte Felix Klein, Commissario federale per la vita ebraica e la lotta all’antisemitismo in Germania, tracciando un bilancio al termine del suo mandato, che si concluderà in estate. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Klein descrive un clima sempre più pesante per le comunità ebraiche tedesche, segnato da un odio crescente e da tensioni che incidono sulla vita quotidiana.
Di questo scenario, il rappresentante tedesco discuterà il 16 febbraio alle 17.45 al Palazzo Tursi di Genova, nell’incontro “Antisemitismo oggi in Germania e in Italia”, con Milena Santerini, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. Un confronto, spiegano i promotori, per mettere in dialogo l’esperienza tedesca e quella italiana in una fase particolarmente delicata per l’Europa.
«I crimini antisemiti sono aumentati notevolmente in Germania», ha osservato Klein nell’intervista, richiamando anche la crescita di episodi che, pur non perseguibili penalmente, «limitano gravemente la qualità della vita degli ebrei». Non si tratta soltanto di numeri, ma di un clima diffuso che incide sulla percezione di sicurezza, sulla libertà di esprimere apertamente la propria identità e sulla partecipazione alla vita pubblica.
Le stragi di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza hanno avuto ripercussioni dirette anche nello spazio pubblico tedesco. «È incredibilmente sbagliato che gli ebrei in Germania siano ritenuti responsabili di ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza», ha affermato Klein. «Sto cercando con tutte le mie forze di superare questo ragionamento, perché attacca anche la nostra cultura della memoria». Per il funzionario tedesco è necessario «contrastare questo fenomeno con l’istruzione e la sensibilizzazione, dando maggiore voce alla comunità ebraica».
In Germania «l’antisemitismo è diventato sempre più aggressivo», ha proseguito Klein, anche «a causa dei social media, degli eventi politici e della pandemia, che hanno contribuito in modo significativo a questo fenomeno». Un contesto che ha amplificato narrazioni complottiste e radicalizzato il discorso pubblico, rendendo più frequenti e visibili le manifestazioni di odio.
Molto preoccupante è «l’ascesa dei populisti di destra e i loro attacchi alla cultura della memoria, che relativizzano anche le atrocità dei nazionalsocialisti». Un atteggiamento che Klein definisce «come uno schiaffo in faccia ai sopravvissuti alla Shoah e ai loro discendenti», perché colpisce «il fondamento etico e storico» su cui si è costruita la Germania democratica del Dopoguerra.