DIALOGO – Cassuto Morselli: Un esercizio inutile se manca la coerenza
«Preghiamo per tutti noi: la Parola e l’Eucarestia ci insegnino a stare lontani dalla tentazione del legalismo farisaico». Questo il testo de “La Domenica”, volantino distribuito ieri in molte Chiese italiane per aiutare i fedeli a seguire la liturgia domenicale.
Scribi e farisei sono stati considerati per secoli come i rappresentanti di una religiosità vuota e solo esteriore, i modelli negativi dai quali occorre tenersi alla larga. Questi giudizi perentori vengono pronunciati con facilità ancora oggi in molti ambienti diversi, tanto religiosi quanto laici.
Le maldicenze e la diffamazione sono gravi peccati, come ci insegnano le Scritture sia ebraiche che cristiane. Eppure in tanti sembrano non rendersene conto, quando ripetono superficialmente sempre gli stessi stereotipi.
Nel 2021 sono stati pubblicati dalla casa editrice San Paolo gli Atti del Convegno internazionale Jesus and the Phariseesorganizzato nel 2019 dal Pontificio Istituto Biblico e dalla Pontificia Università Gregoriana. Sull’argomento è anche stato preparato un più snello fascicolo pubblicato sul «Bollettino dell’Amicizia Ebraico-Cristiana di Firenze», proprio per raggiungere un pubblico più vasto. Ma a cosa servono queste iniziative se poi i fedeli vengono invitati durante la liturgia domenicale a «stare lontani dalla tentazione del legalismo farisaico»?
Marco Cassuto Morselli