ANDORRA – Fantoccio israeliano bruciato a Carnevale, ebrei sotto shock
Un fantoccio con i colori di Israele e la Stella di Davide sottoposto a un processo farsa, impiccato, fucilato e bruciato alla presenza di funzionari locali. Non è il Medioevo, ma un’immagine dei “festeggiamenti” del Carnevale di Andorra.
«Qualcosa di scioccante e davvero mai visto da queste parti», racconta a Pagine Ebraiche il presidente della Comunità ebraica del microstato pirenaico Isaac Benchluch Ayach. «Ne abbiamo parlato con il capo del governo, con le istituzioni, con tutti i nostri interlocutori: tutti condividono lo stesso sentimento, tutti ci sono stati vicini».
Benchluch, 54 anni, è il direttore di un liceo. Dagli organizzatori del corteo spiega di «pretendere delle scuse» e non le risposte evasive ricevute finora. «Ci è stato detto: è solo Carnevale, è una goliardiata. Invece l’episodio è molto grave ed è stato un fulmine a ciel sereno per la nostra comunità, perché qui i rapporti sono sempre stati buoni con tutti e anche nelle rare manifestazioni propal di questi mesi non si è mai avvertito un sentimento realmente antisemita».

Gli ebrei ad Andorra sono all’incirca 120, sottolinea il loro presidente. I primi vi arrivarono nel corso della Seconda guerra mondiale, in fuga dalle persecuzioni. L’emigrazione più importante avvenne però con lo scoppio della Guerra dei sei Giorni combattuta da Israele contro vari stati arabi, quando centinaia di ebrei fuggirono dal Marocco alla volta del principato. La Comunità ebraica «ha oggi due poli di riferimento: uno è Barcellona; l’altro, in Francia, è Tolosa».
I fatti del Carnevale hanno suscitato l’indignazione tra gli altri dello European Jewish Congress (Ejc). Per il massimo organismo ebraico europeo, «trasformare una tradizione festiva nell’esecuzione simbolica di immagini associate allo Stato ebraico è un atto profondamente inquietante che rischia di normalizzare l’antisemitismo». Tali manifestazioni, aggiunge l’Ejc, «sono incompatibili con i valori fondamentali europei di dignità, rispetto e coesistenza pacifica».
Adam Smulevich