MUSICA – Quel pianoforte di Sherbrooke mancante di due tasti

Presso il Campo di internamento canadese di Sherbrooke il compositore ebreo austriaco Paul Huber (foto) ricostruì a memoria partitura e parti staccate del Klavierkonzert KV466 di W.A. Mozart per due violini, due flauti, viola e violoncello, ossia gli unici strumenti disponibili nel campo; a Sherbrooke fu altresì trasferito il violinista ebreo tedesco Gerhard Kander, che si esercitava presso la sala caldaie, mentre il pianista ebreo tedesco Helmut Blüme studiava al pianoforte presso il capannone A del Campo, inoltre Blüme eseguì in concerto la Toccata und Fuge BWV565 di J.S. Bach nell’obsoleto arrangiamento per pianoforte da Carl Tausig su un pianoforte verticale mancante di due tasti. 

Rifugiato tedesco esperantista versato negli studi biblici, Fritz Muller-Sorau riparò nel Regno Unito, munito di passaporto tedesco e pertanto considerato ‘Enemy Alien’ fu trasferito nel 1940 in Canada presso il Camp 41 Ottawa; durante l’internamento scrisse racconti, testi poetici e diverse Songs. 

Rilasciato nel 1942 emigrò nel 1955 in Australia, ivi fu molto attivo nel movimento esperantista di Sydney e per molti anni membro dell’organizzazione di esperantofoni Universala Esperanto-Asocio, tra le sue opere una versione alternativa dell’inno nazionale australiano Land of Australia.

L’ebreo tedesco Ernest Konrad Sawady studiò a Berlino presso la Hochschule für die Wissenschaft des Judentums e compì gli studi rabbinici presso la Jüdische Lehrerbildungsanstalt, tra i suoi docenti il noto rabbino esponente dell’ebraismo riformato Leo Baeck trasferito nel 1943 a Theresienstadt (sopravvissuto); ricoprì l’incarico di docente presso una scuola elementare ebraica e nel settembre 1938 scrisse Lied der jüdischen Jugend in occasione della festa delle scuole ebraiche di Berlino.

Emigrato nel Regno Unito, allo scoppio della Guerra fu internato in quanto munito di passaporto tedesco e trasferito presso un Campo di internamento civile non identificato sull’Isola di Man, in seguito fu imbarcato per il Canada a bordo della HMS Ettick insieme ai correligionari Emil Fackenheim e Karl Rautenberg con i quali aveva condiviso gli studi rabbinici a Berlino.

Che si tratti di musicisti ebrei perseguitati e deportati dal Reich o trasferiti in gulag da Stalin o discriminati e internati dalla Gran Bretagna, una cosa è certa; nella seconda metà del XX secolo il cuore del patrimonio musicale del popolo ebraico non pulsava più in Europa. I fatti storici della Seconda Guerra Mondiale furono in ordine cronologico gli ultimi, devastanti colpi mortali inferti alla letteratura musicale della Diaspora ebraica ma il depauperamento era iniziato ben prima del conflitto bellico. 

Musica colta e tradizioni musicali ebraiche nelle forme religiose, profane, popolari e persino del repertorio kletzmer trovarono terreno fertile nell’esilio anziché in madrepatria (Polonia, Paesi Baltici, Bielorussia e Ucraina come grembo storico e culturale) e ciò costituisce un elemento storico che da decenni ha creato il drammatico paradosso di una inarrestabile alienazione del pensiero musicale, filosofico ed esistenziale ebraico dall’Europa a favore dei Paesi d’immigrazione. 

Si potrebbero tirare in gioco spiegazioni in stile darwiniano di adattamento a giustificazione tecnica di simili fenomeni migratori ma in questo caso la realtà è molto più sconcertante; l’Europa da Madrid alle sue propaggini eurasiatiche si è rivelata assolutamente incapace negli uomini e nelle istituzioni di proteggere e preservare il capitale umanistico, culturale, letterario, artistico del popolo ebraico.

Data la frequente ciclicità storica con la quale simili disgrazie si sono ripresentate, è legittimo supporre una incapacità strutturale, atrofizzazione scheletrica e muscolare dell’Homo Europaeus che in un processo organico al contrario rigetta ciò che gli appartiene (cultura e civiltà ebraica in primis) mentre accoglie ciò che gli è estraneo (nichilismo, wokismo, immigrazione fuori controllo).

Quando l’allarme di un edificio o di un’auto suona ininterrottamente, all’inizio desta preoccupazione e sgomento ma dopo qualche minuto l’orecchio si abitua; nell’Europa dell’indecisionismo a oltranza, Ferrari testardamente convinta di essere un monopattino, sta accadendo esattamente questo.

Saranno musicisti come Huber che riscriveva a memoria le partiture o Blüme che suonava Bach su un pianoforte mancante di due tasti a disattivare l’allarme e far ripartire l’Europa.

È una promessa.

Francesco Lotoro