OLIMPIADI – Milano ricorda Monaco ’72: «Lo sport non sia terreno di odio»
Nel 1992, dopo aver conquistato l’argento nel judo alle Olimpiadi di Barcellona, Yael Arad dedicò la medaglia agli undici atleti israeliani assassinati a Monaco vent’anni prima. Un atto dovuto, ma naturale, ha spiegato Arad. Negli anni la judoka, oggi presidente del Comitato olimpico israeliano, ha costruito un legame personale con le famiglie delle vittime del brutale attentato terroristico palestinese ai Giochi del ’72. Un legame richiamato in occasione dell’incontro “Monaco 1972 – Milano-Cortina 2026: ricordare per unire i popoli nello sport”, promosso dall’associazione Iniziativa Dror presso il Consiglio regionale della Lombardia.
Occasione in cui il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ribadito la propria vicinanza a Israele e alla Comunità ebraica milanese. «Sono sempre stato vicino a Israele e continuo a esserlo», ha affermato. «In questo momento non si può non essere al fianco» dello Stato ebraico, ha aggiunto La Russa, richiamando la necessità di non lasciare Israele solo di fronte all’odio e al terrorismo.
Il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha riportato l’attenzione sul peso storico e umano della strage di Monaco. «È importante non dimenticare ciò che è successo nel 1972. Ero un ragazzo, ma lo ricordo ancora oggi. È stata una tragedia inimmaginabile», ha affermato, sottolineando quei Giochi stravolti dal terrorismo restino una ferita aperta. E ha ribadito il senso dell’iniziativa milanese: «Le Olimpiadi ci ricordano che lo sport deve unire e non dividere». Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha richiamato la collaborazione consolidata negli anni con la Comunità ebraica, sottolineando il valore del dialogo istituzionale e civile.
Per l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è intervenuto il vicepresidente Milo Hasbani, che ha ringraziato Iniziativa Dror per l’organizzazione dell’evento e ha assicurato il sostegno dell’Unione a iniziative che tengano insieme memoria e sport. «Siamo vicini e disponibili a collaborare», ha dichiarato, evidenziando l’importanza di fare rete attorno a momenti di riflessione condivisa.
La paura, la rabbia, il dolore di quel 5 settembre 1972 sono stati evocati dall’ex atleta olimpico Shaul Ladany, sopravvissuto sia alla Shoah sia all’attacco di Monaco, che ha inviato un videomessaggio. Ai Giochi in Baviera Ladany alloggiava in una palazzina diversa da quella presa d’assalto e per questo si salvò. Dopo la strage, ha spiegato l’89enne israeliano, scelse di continuare a gareggiare, trasformando la propria attività sportiva in un atto di resistenza. La sua figura è stata ricordata da Lucilla Efrati dell’Ucei come esempio di continuità tra memoria e vita, tra tragedia e volontà di andare avanti.
«La memoria di Monaco ci accompagna come monito e come bussola morale. Lo sport deve rimanere al di sopra della politica, uno spazio di pace», ha ribadito l’ambasciatore d’Israele Jonathan Peled, richiamando l’importanza di contrastare ogni forma di antisemitismo e di rafforzare i legami tra Israele e Italia.
Un concetto ripreso da Alessandro Pellegrino, presidente di Iniziativa Dror. «La scelta di dedicare l’incontro a Monaco 1972 nasce dall’attualità. Negli ultimi mesi abbiamo visto crescere un clima di odio sempre più evidente contro Israele, anche verso i suoi atleti, con la delegazione fischiata e l’invocazione di boicottaggi», spiega Pellegrino a Pagine Ebraiche. «Ci siamo detti che fosse necessario dare un segnale chiaro: quella minoranza rumorosa e antisemita non rappresenta la maggioranza».
Sono intervenuti all’incontro anche Marco Paganoni, direttore di Israele.net, e Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, che hanno parlato del ruolo dell’informazione nel contrasto all’odio.