LIBRI – Maifreda: «Studiare i testi ebraici per comprendere la storia d’Italia»

Il collezionismo di libri ebraici è un ambito di ricerca finora indagato a un livello preliminare, sul quale si stanno concentrando importanti iniziative di interpretazione, catalogazione e valorizzazione: fra cui il catalogo unico dei libri ebraici a stampa I-Tal-ya books, progetto coordinato dalla Fondazione per i beni culturali ebraici in Italia in collaborazione con l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Biblioteca nazionale centrale di Roma e la National Library of Israel. È a partire da questa esperienza, tuttora in corso, che la Fondazione ha deciso di organizzare la giornata di studi Am ha-sefer. Il popolo del libro. Lettori e bibliofili nell’Italia ebraica tra il XVII e il XX secolo, svoltasi presso la sede romana della Biblioteca nazionale dell’ebraismo italiano “Tullia Zevi” il 21 novembre 2023, di cui questo volume offre gli atti rielaborati e curati da Dario Disegni e dal sottoscritto.
Il “popolo del libro” cui si fa riferimento nel titolo del volume non è da intendersi solo nell’abituale accezione relativa al popolo ebraico, ma anche nel significato più ampio di riferimento generale al pubblico di lettori e bibliofili che, nei secoli, ha raccolto, riordinato, disposto, preservato libri e manoscritti attraverso lo spazio e il tempo, per farli giungere fino a noi, nelle nostre mani e nelle nostre biblioteche. Al centro del volume c’è dunque il tema generale della società e della cultura, ebraiche e non ebraiche, che hanno in diversi modi espresso e interpretato legami con il mondo dei libri e delle loro collezioni.
Con riferimento alla storia degli ebrei nelle sue intersezioni con la storia generale, il periodo interessato da questa raccolta di studi – i secoli che vanno dal Seicento al Novecento – vede almeno due problemi generali che, riteniamo, le prospettive introdotte dalle storie del libro, della lettura e della bibliofilia aiutano a illuminare con particolare efficacia.
Il primo è quello della modernità intesa come categoria storica generale e della sua applicabilità all’esperienza della diaspora ebraica. “Storia moderna” è la classificazione accademica comunemente adottata per ricomprendere in una cifra unificante i secoli intercorsi tra la seconda metà del XV secolo (grosso modo fra il passaggio di Costantinopoli dall’Impero romano d’Oriente a quello ottomano e l’avvento delle prime esplorazioni geografiche e commerciali delle Americhe) e la prima metà del XIX secolo, sviluppatasi tra Rivoluzione francese, Restaurazione e la “Primavera dei popoli” del 1848. Quella di “modernità” è una categoria che può essere applicata anche alla storia degli ebrei? Una risposta ci viene dalla storia della stampa ebraica e dell’impiego di libri ebraici da parte degli ebrei, che cambia nell’età moderna. I libri ebraici mettono a fuoco, nel contenuto – soprattutto nei trattati legislativi – come nelle forme della scrittura, importanti divaricazioni ma anche importanti esperienze di uniformazione fra le principali subculture ebraiche europee e mediterranee (sefarditi, ashkenaziti, levantini). Fino alla differenziazione di genere indotta dai libri destinati alle donne, che la stampa ebraica evidenzia nel corso, appunto, dell’epoca moderna.
Il secondo problema generale cui i saggi raccolti in questo volume, direttamente o più spesso indirettamente, fanno riferimento, è quello dei caratteri e dei limiti del complicato percorso di emancipazione intrapreso dagli ebrei italiani ed europei fra la Rivoluzione francese e l’inizio del XX secolo. Che significato ha avuto per gli ebrei stessi e per la società maggioritaria? Quali sono stati i suoi motori e i suoi limiti, cosa lo ha favorito o impedito? Per che ragioni è entrato in crisi? E soprattutto: in che modo la storia del libro, dei lettori e della bibliofilia può contribuire ad approfondire e migliorare la sua conoscenza?

Germano Maifreda