GERUSALEMME – Da martedì il Grande Rotolo di Isaia interamente in mostra
Per festeggiare i suoi primi 60 anni, il Museo d’Israele ha deciso di farsi un “regalo” davvero speciale. Esponendo per la prima volta nella sua interezza, dal 1968, il Grande Rotolo di Isaia. Il più antico manoscritto conosciuto di un libro biblico completo è visibile di norma solo in parte per motivi legati alla sua conservazione. Con la mostra “A Voice from the Desert”, che inaugurerà la settimana prossima, martedì 24 febbraio, sarà ora possibile ammirarlo in toto e farsi accompagnare in un viaggio a ritroso nel tempo che ne valorizza l’importanza come «manufatto» e come «creazione storica unica». La mostra, realizzata dalla curatrice del museo Hagit Maoz con la collaborazione della studiosa Omrit Cohen, è diretta da Marcello Fidanzio. Professore ordinario alla Facoltà di Teologia di Lugano, Fidanzio è l’animatore di una intensa stagione di studi correlata alla mostra e sintetizzata nel libro The Great Isaiah Scroll di cui è il curatore, che sarà donato al presidente israeliano Isaac Herzog nei prossimi giorni, con l’intervento all’interno di vari esperti internazionali. «Nel Rotolo di Isaia si specchia tutto l’Occidente», ha raccontato a Pagine Ebraiche lo studioso, spiegando come questa consapevolezza abbia ispirato la volontà di mettere al centro dell’esposizione di Gerusalemme «i valori che uniscono ebrei e cristiani, un tema a me molto caro». Il libro segue la stessa impostazione, aprendosi con due interventi incentrati sulla sfida del dialogo. Il primo lo firma Yaron Sideman, l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, mentre il secondo è di Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
«La Dichiarazione d’Indipendenza di Israele è scritta nella lingua ebraica della Bibbia, utilizzando le stesse lettere con cui fu inciso il Rotolo di Isaia oltre duemila anni fa», scrive Sideman. La sua valutazione pertanto è che «la miracolosa rinascita della lingua della Bibbia nella terra della Bibbia da parte del popolo della Bibbia» sia non solo una testimonianza della persistenza di un’identità attraverso le generazioni, ma affermi al tempo stesso anche «il nostro impegno nei confronti dei valori universali fondamentali della nostra tradizione, della dignità di tutti i popoli e della prosperità dell’umanità». Per Pagazzi, il Grande Rotolo di Isaia «è giunto fino a noi con il peso mozzafiato di una supernova poco prima della tremenda esplosione che ne disperde l’inestimabile ricchezza in tutto l’universo». Fin dalla sua scoperta, osserva, ha infatti «dato inizio a una nuova storia di alleanze inimmaginabili: amicizie tra diversi campi del sapere, dall’esegesi biblica alla fisica, dalla paleografia alla storia delle religioni, dalla chimica all’archeologia». E, aggiunge l’arcivescovo, «alleanze tra studiosi appartenenti a scuole, culture, nazioni e religioni diverse».