LA POLEMICA – Emanuele Calò: Lettere, non articoli

Ho seguito con grande interesse il confronto dialettico fra Daniele Radzik, dell’Associazione Medica Ebraica, col suo articolo dal titolo “Sanità – Il laboratorio dell’ingiustizia: Israele e la sospensione del rigore scientifico” Moked, 29 gennaio 2026 e Alessandro Soria, La replica, Un torto non ne giustifica un altro, Moked, 2 febbraio 2026. Non essendo medico mi inoltro in punta di piedi su questo sentiero scientifico (ma, nella mia ignoranza, ho comunque pubblicato un libro di bioetica: Il testamento biologico tra diritto e anomia, Milano, Ipsoa, 2008, e ho curato un altro sul consenso al trattamento medico:  Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, ESI, Napoli, 2019 e, nel secolo scorso, avevo pure pubblicato: Il ritorno della volontà – bioetica, nuovi diritti e autonomia privata, Milano, Giuffré, 1999, tradotto in Argentina dalle Ediciones La Rocca, nel 2000). Insomma, ho tutte le ragioni per fregiarmi del titolo di ignorante & approssimativo honoris causa.
Poiché mi sembra che si converga su Lancet, questa rivista chiarisce così i contenuti:
a) Articoli: Rapporti sottoposti a peer review di ricerche originali che potrebbero modificare la pratica clinica, le politiche o modificare sostanzialmente il modo di pensare a una malattia. Tra questi rientrano studi clinici interventistici, studi osservazionali, studi di modellazione e meta-analisi;
b) Corrispondenza: riflessioni dei nostri lettori sui contenuti pubblicati sulle riviste del Lancet o su altri argomenti di interesse generale per i nostri lettori. Queste lettere possono essere pubblicate come scambio di corrispondenza con le risposte degli autori.
Ne consegue che, quando nei citati articoli ci si imbatte nella bibliografia, sempre corretta e adeguatamente citata e dove vi è il termine “correspondence”, mi permetterei di ricordare al lettore che la parola ‘Lancet‘ assume valori diversi, perché un conto è un articolo, altro è una lettera. Me ne ero accorto andando su FB, dove qualche accademico aveva menzionato siffatti titoli.
Nella bibliografia trovo Ilan Pappè: mi domando se sia un omonimo oppure se sia lo storico, quando ci vorrebbe uno scienziato. Trovo altresì l’ottimo Roberto De Vogli, associato di Global Health and Psychology of Power, Department of Social Psychology and Development, University of Padova (Italy); alla voce Education, trovo: PhD (Public Policy and global health concentration), School of Public Health Department of Community Health Sciences, University of California Los Angeles. Los Angeles (USA). 1998 MPH (Global Health concentration), School of Public Health, Department of Community Health Sciences, University of California Los Angeles, Los Angeles (USA). 1997 State License in Psychology, Faculty of Psychology, University of Padua, Padua (Italy). 1995 Laurea (Dr. Psy) in Psychology, Community Psychology Program, Faculty of Psychology, University of Padua, (Italy). Sul sito del MIUR trovo: psicologia clinica e psicologia dinamica. Non trovo, però, una laurea in Medicina ma, non essendo del mestiere, so di poter sbagliare e che un eventuale mio errore potrebbe estendersi al suo know how. Con Daniela Santus, scrivemmo, su altra materia, una replica allo stesso De Vogli, dal titolo L’ultima trovata: Trump avrebbe vinto per colpa d’Israele, Mosaico/CEM, 12 novembre 2024. Sono solo opinioni, posso pure non aver ragione, nessuno lo pretende. Confido, però, che una qualche puntualizzazione possa contribuire al dibattito.

Emanuele Calò