SCUOLA – Imparare dai luoghi, imparare dagli altri
Si conclude oggi a Berlino un progetto per studenti italiani delle scuole superiori ideato «per portarli dove la memoria parla». Ce lo racconta dalla capitale tedesca il direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera. che incontriamo assieme a un gruppo di studenti di quarta e quinta liceo e a Deborah D’Auria, docente specializzata in Storia dell’ebraismo e in Didattica della Shoah. Luzzatto Voghera e D’Auria accompagnano una quarantina di ragazzi e ragazze dalla Sicilia, dalla Sardegna e ancora da Roma – fra questi alcuni studenti del liceo ebraico Renzo Levi – e ancora da Ferrara e da Napoli. Il progetto, finanziato ormai da tre anni con l’8×1000 dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (Ucebi), quest’anno è sostenuto anche dall’Ucei «e da una donazione importante di Edith Bruck», ci spiega D’Auria. Gli studenti imparano dunque la Storia là dove è accaduta, visitando i luoghi della memoria – e Pagine Ebraiche li incontra alla vigilia della loro visita al campo di sterminio di Sachsenhausen, fuori Berlino – «ma facciamo anche formazione itinerante incontrando altre scuole in Italia, visitando musei e organizzando degli worskhop», spiega ancora la docente. Gli obiettivi sono ambiziosi: insegnare agli studenti la Shoah, la Resistenza, il ruolo della donna, la giustizia.
Cosa fanno in concreto questi ragazzi una settimana all’estero? «Le giornate sono tematiche», risponde Nancy da Genova. «Oggi, per esempio, ci siamo concentrati di più sulla Resistenza e abbiamo visitato due musei sul tema. La sera rielaboriamo quello che abbiamo appreso durante il giorno». Sofia da Napoli aggiunge: «Prima di cena creiamo dei piccoli gruppi per esporre i temi affrontati nelle e ore e nei giorni precedenti, scambiandoci informazioni e impressioni, il che ci aiuta a fare gruppo, a conoscerci gli uni con gli altri».

«Abbiamo imparato un sacco di cose nuove», aggiunge Meir da Roma, «ma il momento più bello resta quello dello scambio delle opinioni la sera». Il perché lo spiega anche Luigi da Napoli: «Poter parlare liberamente con studenti di un liceo ebraico per me è stato fondamentale: l’anno scorso non c’era e quest’anno poter fare domande, scherzare tutti assieme è stato molto utile, anche prescindendo dal teorico, dalle lezioni. Insomma: io sto imparando più dagli altri che dalle attività in sé».
A Gadi Luzzatto Voghera chiediamo se questi studenti siano “speciali” e lui ci ricorda come questi siano ragazzi e ragazze che hanno deciso in maniera «del tutto volontaria» di approfondire temi quali i diritti umani, la sofferenza altrui, le guerre in Medio Oriente, «e lavorando insieme, imparano a conoscersi gli uni con gli altri».
Conclude la riflessione la professoressa D’Auria ricordando che la parte più bella di questo programma «è che lo costruiamo insieme, in ogni singola fase, e insieme lo cambiamo proprio in base alle loro aspettative e curiosità: e anche per noi docente questa è un’esperienza molto formativa perché impariamo meglio ad ascoltare questi ragazzi: è una questione non solo di contenuti ma di metodo. D’altronde quello che cerchiamo di fare è aiutarli a sviluppare un pensiero critico». Un progetto encomiabile, che meriterebbe fondi pubblici, non solo quelli di Ucei e Ucebi.
dan.mos.