LA POLEMICA – Emanuele Calò: Si chiede cosa c’è già ma non quello che serve
Moked/Pagine Ebraiche del 22 febbraio u.s. riporta questa notizia: “Regno Unito – Capo di Oxfam in tribunale: Licenziata perché non penso solo a Gaza”. È una buona occasione per prendere nota delle informazioni che Oxfam divulga sul suo sito: «15 ottobre 2023. Perché esiste ancora il conflitto israelo palestinese. Il conflitto israelo palestinese è cominciato da una guerra di sei giorni e continua da oltre 50 anni. Questa eterna emergenza nasce per diverse ragioni storiche e politiche, tra cui anche il controllo di una terra che gli ebrei chiamano Eretz Yisrael e i palestinesi Falastīn». Cinquant’anni prima del 2023: quindi, i problemi fra israeliani e palestinesi sarebbero iniziati nel 1973 (ma scrivono ‘oltre’, un’annotazione anfibologica). Quindi, quando è sorta l’Olp (1964) non c’era alcun problema, e chissà perché è sorta? Per una contesa sulla paternità della pita col falafel?
Indi, informano così: «La Palestina è compresa tra il Mar Mediterraneo, il fiume Giordano e l’Egitto. È una terra sacra per ebrei, musulmani e cristiani e fortemente contesa nel corso della storia. La zona è stata sotto il dominio dell’Impero ottomano fino alla Grande guerra. Poi il Regno Unito l’ha governata con un mandato tra il 1920 e il 1948. In quell’anno succedono due cose: si conclude la Guerra arabo-israeliana cominciata l’anno prima e, a maggio, nasce lo Stato di Israele». Non si dice nulla (per ragioni apotropaiche?) della Risoluzione 181/1947 dell’Onu che fa nascere due Stati né si dice chi è stato l’aggressore. Subito dopo, leggiamo: «Dal 5 giugno al 10 giugno 1967 Israele dichiara guerra a Egitto, Siria e Giordania e in soli sei giorni, conquista: la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est e le alture del Golan. Il territorio palestinese, destinato a essere sempre più frammentato è un’area militare chiusa». Chi legge questo periodo: a) non ha dubbi: l’aggressore è Israele, b) non capisce quale sia il territorio palestinese e chi lo governasse prima del conflitto. Ora, è eccessivo chiedere ad un’organizzazione che, se non erro, opera in 81 Paesi e chiede delle donazioni sul suo sito, di proporsi in modo migliore? Perché la vaghezza e imprecisione vanno a colpire Israele?
Sul sito Oxfam si raccolgono firme per vietare l’invio di armi a Israele e per denunciare l’accordo di Associazione Ue – Israele. Poiché Israele è un paese piccolo ed è stato da sempre vittima di aggressioni, così non potrebbe sopravvivere. Oxfam fornisce delle cifre delle vittime, che però sono tutt’altro che certe. Quando Oxfam racconta così male la storia del conflitto, possiamo pure pensare che, se la raccontasse bene, non potrebbe auspicare l’adozione di misure draconiane per lo Stato ebraico. Oxfam chiede una tregua duratura, che però c’è già, ma non chiede la sola cosa indispensabile, il disarmo dei terroristi di Hamas.
Sul Corriere della Sera del 17 febbraio 2026, Federico Rampini scrive che la decisione di Medici Senza Frontiere (Msf) di sospendere parte delle attività all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, rappresenta uno degli sviluppi più delicati e politicamente sensibili della guerra tra Israele e Hamas; per la prima volta dall’inizio del conflitto un’importante organizzazione umanitaria internazionale spesso critica verso Israele per i bombardamenti su strutture sanitarie ha denunciato la presenza sistematica di uomini armati all’interno di un ospedale operativo.
Hamas ha fatto di tutto per accrescere il numero delle vittime, e questo è stranoto. Allora, perché Oxfam se la prende con uno Stato che lotta per sopravvivere? Potremmo pure proseguire, ma qui è evidente che vi è un problema di narrazione alla radice dell’atteggiamento che stiamo vivendo e subendo. Questa è Oxfam, moltiplichiamo però per centinaia di migliaia le notizie simili e avremo il panorama attuale, col malessere che consegue alla consapevolezza che qualsiasi attacco a Israele e agli ebrei avrà un retroterra culturale. Se siamo così malvagi, siamo pure indifendibili.
Per fortuna c’è Save the Children, che fa storia così: «In seguito alla Dichiarazione d’Indipendenza Israeliana, il 14 maggio del 1948 scoppiava la prima guerra arabo-israeliana, conclusasi con la vittoria e l’insediamento dello Stato d’Israele». Non è vero che la guerra «è scoppiata» e basta, la guerra è stata fatta da cinque eserciti arabi. La frase dovrebbe essere scritta così: «In seguito alla Risoluzione 181/1947 dell’Onu, che disponeva la creazione di uno Stato arabo e di uno Stato ebraico, Israele è stato attaccato da cinque eserciti arabi per poter sopprimere il nuovo Stato».
Per fortuna c’è pure Action Aid: se cerco la parola Hamas, la trovo citata una sola volta, se invece cerco la parola Israele, è menzionata 48 volte: che Israele non abbia mai avuto problemi con Hamas?
Emanuele Calò