ROMA – Il film sul Nova Festival entra a scuola, le emozioni dei ragazzi

Titoli di coda, si riaccendono le luci, la sala è avvolta in un silenzio assoluto. La mia poltrona da alcuni minuti è scossa dai sussulti; mi volto, e scopro che sono causati dalla ragazza seduta alle mie spalle, che singhiozza silenziosamente. Siamo nell’aula magna del Liceo Classico Statale Ennio Quirino Visconti, il più prestigioso della Capitale, prima scuola italiana ad ospitare la proiezione di We will dance again, il film documentario sulla strage del Nova Festival, realizzato mixando le immagini girate dai sopravvissuti con quelle dei terroristi e delle telecamere di sorveglianza, ma soprattutto intervistando i ragazzi scampati alla strage e narrando quasi minuto per minuto lo svolgersi dei fatti, la loro vita, il prima, il durante, il dopo. Una narrazione secca, oggettiva, che nulla concede alla retorica, ma che colpisce al cuore. Un inno alla vita, dopo uno scenario di morte. Tutti gli spettatori sono profondamente scossi. Tutti, intervistati sulle loro impressioni, indistintamente usano il termine “terroristi”. Pochissimi fra gli studenti avevano già visto le immagini del Nova, molti commentano: «Non avremmo mai immaginato che le cose fossero andate così, quello che è accaduto è orrendo, indicibile». Non sapevano, o almeno non sapevano sino a che punto. Una condanna unanime, netta, esplicita, segno evidente che i ragazzi se estratti dal vortice della propaganda via social hanno cuore e testa per comprendere cosa sia accaduto. Un paio di studentesse si spingono a criticare, ed è giusto, il ritardo della risposta da parte di polizia ed esercito, o l’opportunità di organizzare un rave così vicino al confine: sono le uniche critiche che si levano verso Israele. In sala ci sono gli studenti (ma anche alcuni genitori) che seguono il Festival Cinesofia, Cinema e Filosofia, l’evento messo in piedi da alcuni anni dal professor Sergio Petrella, docente di storia e filosofia; ogni anno un tema, quest’anno la guerra, vista attraverso la proiezione di quattro film, quindi l’approfondimento sulle pagine di alcuni filosofi, e infine un “debate” conclusivo, si terrà fra una settimana, fra due squadre che dovranno cercare di dimostrare la propria tesi, contrapposta a quella della squadra avversaria. Il festival quest’anno non era partito benissimo, una sola guerra, quella di Gaza, davanti all’obbiettivo, un solo punto di vista, quello palestinese, spalmato sui quattro titoli proposti. Eppure una interlocuzione attenta, ben documentata e altrettanto ben argomentata, condotta da alcuni genitori in totale collaborazione con la scuola ha prodotto il risultato sperato: la sostituzione di un titolo in programma con We will dance again, l’allargamento della visione, la comprensione del punto da cui è iniziata la guerra. Petrella è particolarmente orgoglioso di questo obiettivo e dell’arricchimento dell’offerta formativa per gli studenti. Una meta raggiunta sotto l’attenta supervisione della preside Rita Pappalardo, anche lei presente in sala, per la quale l’anteprima di questo film significa riportare il Liceo Visconti al centro del dibattito civile e morale su uno dei grandi temi del nostro tempo. E «l’incredibile silenzio alla fine della proiezione è la miglior testimonianza di quanto li abbia colpiti, quanto fosse necessario proporre questo documentario ai nostri studenti». We will dance again, come è stato sostenuto da più parti durante la recente anteprima al Senato è un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole superiori e in tutte le università. Debutto migliore non lo poteva avere.

Claudio Della Seta