IRAN – Parla la dissidente Fariba Karimi: «Il 3 tutti in piazza per la libertà»

L’associazione Setteottobre di Stefano Parisi ha indetto per martedì 3 marzo alle 18, in piazza Santi Apostoli a Roma, una manifestazione nazionale di sostegno al popolo iraniano schiacciato dal regime degli ayatollah e per «un sogno di libertà e democrazia». L’iniziativa è sostenuta da varie emanazioni della diaspora iraniana, tra cui Associazione Luce dell’Iran, Associazione Donna Vita Libertà, Associazione Anahita, Woman Life Freedom Europe e Associazione Italia-Iran.
Coordinerà la loro partecipazione all’evento la pittrice Fariba Karimi, nata a Tabriz nel 1981, arrivata in Italia nel 2009 per motivi di studio. Tra le protagoniste del recente incontro “Voci dall’Iran: racconti ed esperienze dirette” organizzato da Ucei, Ugei e Hatikwa, Karimi è una delle animatrici della dissidenza iraniana nel nostro paese. «Da sempre sento una particolare affinità con il mondo ebraico e con chi gli è vicino: ci capiamo subito su cosa significa lottare per la libertà», spiega.

La dissidente non nasconde la delusione per come la società civile italiana ha reagito agli ultimi crimini della Repubblica islamica, con migliaia di morti per le strade di Teheran e di altre città. «C’è stata molta deludente indifferenza. Il popolo iraniano si sente abbandonato, un po’ per disinformazione, un po’ per scelta ideologica. Mancano all’appello soprattutto coloro che dicono di essere per la difesa dei diritti umani. Per fortuna Setteottobre ha preso l’iniziativa, invitando partiti e associazioni», dichiara Karimi. Per la manifestazione del 3 marzo, prosegue l’attivista, «mi attendo migliaia di persone in piazza e spero che accanto alla comunità iraniana ci siano un po’ tutti: anche la politica è stata in generale una delusione e vorrei che fosse chiaro che i 40mila morti di cui si parla per noi non sono numeri ma vite e speranze perse». Da oggi al 3 marzo la situazione potrebbe evolvere in molte direzioni. Usa e Iran raggiungeranno un accordo oppure gli Usa lanceranno un attacco militare? «È paradossale che un popolo si auguri l’intervento di una forza straniera contro il proprio paese, ma questa è l’aspettativa di gran parte di noi iraniani; il regime è armato fino ai denti e ogni altra soluzione non porrà fine al problema». Per il futuro dell’Iran, Karimi ripone la sua fiducia nel principe Reza Pahlavi, il figlio dello Scià. «È la figura più credibile, l’unico con l’autorevolezza per unire il popolo e guidare una transizione: è un sentimento diffuso anche tra chi tradizionalmente non è un suo estimatore».
Karimi ha firmato un appello a sostegno di Pahlavi lanciato negli scorsi giorni da 50 laureati in materie artistiche dell’Università di Teheran, tutti residenti all’estero, tra i quali i registi Hossein Molayemi e Shirin Sohani vincitori nel 2025 del Premio Oscar nella categoria del cortometraggio d’animazione con il loro In the Shadow of the Cypress. «Nella nostra visione dell’Iran di domani», si legge nell’appello, «la transizione da una dittatura alla democrazia non è solamente una scelta politica, ma una necessità morale e storica, ed è essenziale per restaurare la dignità umana». Nel lanciare l’iniziativa di martedì prossimo, Setteottobre chiede alla comunità internazionale «di intervenire» e al governo italiano «di mettere in atto tutti gli strumenti diplomatici» per fermare la carneficina.

Adam Smulevich

(Nell’immagine: Fariba Karimi protesta contro la presenza dell’Iran alla Biennale di Venezia del 2024)