ANTISEMITISMO – L’ambasciatore Maccotta (Ihra): «Al Senato spero nell’unanimità»

«È giusto che il Parlamento lanci un segnale politico forte. Certo, se la legge fosse approvata all’unanimità, quella forza sarebbe maggiore».
L’ambasciatore Luigi Maccotta è dal 2019 il capo della delegazione italiana presso l’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), l’organismo la cui definizione di antisemitismo è richiamata nel disegno di legge ial voto martedì prossimo nell’aula del Senato. Maccotta è soddisfatto: il testo dell’Ihra non è stato oggetto di emendamento nel corso del recente passaggio in Commissione. Deludendo forse le aspettative di alcune forze politiche.
«Quella dell’Ihra non è certo una definizione bagaglio e neanche pro-Israele come sostengono alcuni. In questi mesi il dibattito sull’argomento è stato spesso pretestuoso», rileva l’ambasciatore. La sua speranza è ora quella di una convergenza unitaria dei partiti di maggioranza e opposizione. «Dividersi sarebbe un gran peccato, soprattutto su un tema del genere. Il punto fondamentale, nella lotta all’antisemitismo, resta comunque a mio modo di vedere l’implementazione della strategia nazionale sotto la guida del coordinatore Pasquale Angelosanto e con il contributo del tavolo tecnico: può avere più effetti benefici di qualunque legge».
Anche la strategia ha come orizzonte la definizione Ihra, «già approvata dal governo italiano nel 2020 e gold standard per la nostra alleanza internazionale: è già stato chiarito che la definizione non si tocca», sottolinea Maccotta. A fine dicembre l’Ihra si è riunita in plenaria a Gerusalemme, mettendo al centro le sfide principali dell’alleanza in uno scenario fluido e con molti punti interrogativi a livello globale. «L’epoca post-testimoni si avvicina sempre di più. A fronte del grande materiale presente, si nota la carenza di studiosi esperti. Una delle priorità del nostro tempo è la formazione di ricercatori e studiosi». L’Ihra sta anche lavorando a un aggiornamento della propria strategia, risalente al 2017, e «registra con preoccupazione la crescita di un antisemitismo sempre più legato alla distorsione della Shoah, anche attraverso le nuove tecnologie; ci stiamo interrogando su cosa non ha funzionato nella trasmissione della Memoria, per agire di conseguenza».

a.s.