PISA – Memoria del bene, il dovere di dire grazie
Non una semplice commemorazione, ma un esercizio di coscienza collettivo. Nella Sala Pio X del Palazzo arcivescovile di Pisa si è tenuto di recente l’incontro “Bene, Gratitudine e Memoria”, tappa conclusiva delle giornate toscane di un progetto nazionale che mette in dialogo le Comunità ebraiche italiane e le Chiese diocesane. Un percorso che intreccia storia, spiritualità e responsabilità civile, nel segno di una memoria condivisa capace di riconoscere il bene compiuto anche nei periodi più oscuri della storia europea. L’iniziativa affonda le sue radici nell’esperienza di volontariato di don Luca Bandiera, sacerdote di Siracusa, presso il Dipartimento dei Giusti tra le Nazioni dello Yad Vashem, dove emerge con forza un dato spesso poco conosciuto: molte richieste di riconoscimento riguardano preti cattolici che, tra il 1943 e il 1944, scelsero di mettere a rischio la propria vita per salvare degli ebrei dalla persecuzione. Il progetto ha preso avvio nel maggio 2025 a Modena, per poi proseguire in Toscana nel settembre dello stesso anno con appuntamenti, promossi anche dalla Fondazione Metamorfosi, a Firenze, Lucca e Fiano di Pescaglia, fino alle tappe conclusive di Livorno e Pisa. Un cammino che non si limita a ricostruire i fatti, ma invita a «riavvolgere i paradigmi della memoria», spostando lo sguardo dalla sola narrazione del male alla scelta del bene come atto di coscienza, come strada sulla quale innestare il presente. L’ambizione del progetto è quella di collegare le diverse diocesi a partire dai contesti regionali, per costruire una rete di istituzioni e partner impegnati nella custodia della memoria e nella promozione di una cultura del dialogo, come antidoto a ogni forma di antisemitismo e di odio nei confronti del sentimento religioso. L’avvio di percorsi formativi come questi, ha affermato il presidente della Comunità ebraica pisana Andrea Gottfried, «consente di creare e consolidare sinergie tra realtà religiose e civili, dando al tempo stesso origine a processi culturali capaci di trasformare le situazioni di conflitto in occasioni di crescita e di rinascita condivisa».
Il confronto e il dialogo diventano così un esercizio fondamentale, che permette ai diversi soggetti coinvolti di uscire dai propri schemi interpretativi, arricchirli attraverso l’incontro con lo sguardo dell’altro e contribuire alla costruzione di un percorso condiviso e inclusivo. Al centro dell’incontro pisano, la riflessione sul significato profondo della memoria. Rav Gadi Piperno, il rabbino capo di Firenze, ha offerto una lettura intensa della tradizione ebraica distinguendo due diverse dimensioni del ricordare. Da un lato lo Zikkaron, una memoria “fredda”, ricordo sic et simpliciter, simile a un archivio: il dato che deve essere conservato perché ciò che è accaduto non venga negato o riscritto. Dall’altro lo Zèker, una memoria “calda”, che entra nel cuore e diventa fondamento dell’agire umano.
La memoria non è un archivio immobile né un esercizio rivolto esclusivamente al passato. È, piuttosto, un’eredità viva: una strada del bene già tracciata, nella quale ciascuno di noi si innesta, consapevolmente o meno. Non partiamo mai da zero. Ogni scelta, ogni presa di posizione, ogni atto di responsabilità affonda le radici in un cammino che altri hanno percorso prima di noi, spesso in condizioni infinitamente più difficili. Così il vescovo di Pisa, S.E. Mons. Cannistrà.
La memoria: una responsabilità per l’oggi. In questo orizzonte di riflessione si è collocato l’intervento di chi scrive, incaricata della Conferenza Episcopale Toscana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, con un richiamo a un cammino condiviso capace di legare le diverse città toscane in un’unica trama di memoria e responsabilità. Non una sommatoria di iniziative isolate, ma un percorso unitario, in grado di trasformare la memoria storica in coscienza civile e in impegno educativo. Un momento significativo dell’incontro è stato dedicato alle storie dei cosiddetti preti “giusti”, figure spesso rimaste ai margini della narrazione pubblica, lontane dalla retorica dell’eroismo, ma decisive nel salvare vite umane durante gli anni delle leggi razziali e della violenza istituzionalizzata. Uomini che agirono nel silenzio, spesso in solitudine, assumendosi rischi enormi in nome di una scelta radicale di umanità. Tra questi sono stati ricordati don Roberto Angeli di Livorno, don Aldo Mei di Lucca e Fiano di Pescaglia e don Egisto Salvatori di Pisa-Terrinca: presbiteri diversi per contesto, temperamento e biografia, ma accomunati dalla stessa capacità di tradurre la fede in azione concreta, opponendo alla logica della persecuzione quella della responsabilità personale. Accanto agli interventi degli studiosi e dei testimoni, hanno trovato spazio anche le voci dei giovani, elemento tutt’altro che accessorio. Le studentesse e gli studenti della classe 5ª A dell’Istituto Tecnico Nautico “Artiglio” di Viareggio (IIS Galilei-Artiglio) hanno restituito, con parole semplici e dirette, il senso profondo dell’esperienza.
Luisa Locorotondo