ISRAELE – Beit Shemesh colpita da missile iraniano: nove morti

A Beit Shemesh, città nel centro d’Israele, decine di persone avevano trovato riparo nel rifugio antimissile pubblico, posizionato sotto a una sinagoga. Speravano di essere al sicuro, quando un missile iraniano ha colpito e distrutto la sinagoga e causato ingenti danni al rifugio: nove persone sono morte nell’attacco, 50 sono rimaste ferite, le case attorno sono state sventrate. «È il giorno più triste per la nostra città, intere famiglie sono state sconvolte dall’attacco. Abbiamo bisogno dell’aiuto del governo», commenta il sindaco di Beit Shemesh Shmuel Greenberg all’emittente pubblica Kan 24 ore dopo l’attacco. I primi nomi dei nove israeliani uccisi sono stati diffusi: Sara Elimelech, Ronit Elimelech, Gavriel Baruch Ravach e Oren Katz.
Il missile balistico, lanciato dall’Iran, è caduto nel cuore di un quartiere residenziale, penetrando la struttura protettiva. Secondo le prime verifiche dell’Israel Defense Forces, i sistemi di allerta sono stati attivati, ma l’intercettazione non è riuscita. L’aeronautica militare indaga per chiarire perché il la testata, che pesava circa 500 kg, non sia stata abbattuta dai sistemi di difesa.
Tra le vittime ci sono madre e figlia. Ronit Elimelech, 45 anni, era una volontaria del servizio di emergenza United Hatzalah: si era unita all’organizzazione dopo che il figlio Itamar, affetto da autismo, le aveva chiesto di fare volontariato come regalo per il suo undicesimo compleanno. Domenica si trovava a casa dei genitori con i suoi tre figli. Alle prime sirene sono scesi nel rifugio pubblico sotto la sinagoga. I soccorritori hanno trovato tra le macerie il suo kit medico e il giubbotto arancione. Due dei figli sono stati estratti vivi e trasferiti all’Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme con ferite lievi e moderate; il terzo è rimasto illeso.
Accanto a lei è morta la madre, Sara Elimelech, discendente di una famiglia storica della città: il padre è stato uno dei fondatori di Beit Shemesh. «Era una donna gentile e presente nella vita della comunità», raccontano alcuni conoscenti a ynet. Il marito di Sara e i tre nipoti sono sopravvissuti all’esplosione.
Oren Katz, nato e cresciuto in città, lascia la moglie, i figli e un fratello. La comunità lo descrive come un uomo riservato e legato al quartiere in cui viveva. Il suo funerale si terrà nel cimitero locale. Lo studente Gavriel Baruch Ravach aveva 16 anni; il padre aveva contribuito alla costruzione della stessa sinagoga distrutta dall’esplosione e in cui il giovane ha perso la vita. Questa sera si terranno i funerali, annuncia la famiglia.
I vigili del fuoco hanno scavato per ore per escludere la presenza di dispersi. Oltre 70 persone sono state tratte in salvo. Attorno al cratere, finestre divelte, auto carbonizzate, facciate crollate. Almeno otto abitazioni sono state completamente distrutte dall’impatto e dall’onda d’urto. «Abbiamo visto case polverizzate, fiamme e fumo che si alzavano dagli edifici», raccontano i paramedici. Il Comune ha aperto un centro di assistenza per le famiglie che non riuscivano a mettersi in contatto con i propri cari.
Nel proseguo della giornata anche Gerusalemme è stata colpita. Sei persone sono rimaste ferite in un altro attacco iraniano, una in gravi condizioni, secondo il servizio di emergenza Magen David Adom. La polizia ha riferito che frammenti di missili intercettati sono caduti in diversi punti della città. Le sirene hanno risuonato a lungo, tra notifiche sui telefoni e corse verso i rifugi. «Il rumore era assordante, non c’è stato il tempo di pensare», ha raccontato una residente.
Le autorità ribadiscono di rimanere nei pressi di rifugi e stanze protette, ma un colpo diretto può superare anche le strutture rinforzate. A Beit Shemesh si preparano i funerali, mentre la città si stringe attorno ai familiari delle vittime.