MEDIO ORIENTE – Hezbollah rompe la tregua: razzi dal Libano sul nord d’Israele
Nella notte tra domenica e lunedì le sirene hanno rotto il silenzio nel nord d’Israele. Poco dopo la mezzanotte alcuni razzi sono stati lanciati dal Libano verso le città di confine: il primo attacco rivendicato da Hezbollah, movimento terroristico libanese sostenuto dall’Iran, dalla tregua siglata nel novembre 2024, che aveva posto fine a un anno di combattimenti lungo la frontiera. Nel giro di poche ore il cessate il fuoco è crollato e per Israele si è aperto un nuovo fronte, mentre il conflitto con Teheran prosegue.
Il gruppo terroristico libanese ha annunciato di aver agito per vendicare l’eliminazione della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ucciso sabato in un attacco coordinato da Israele e Stati Uniti. È la seconda volta dall’ottobre 2023 che Hezbollah entra in guerra con lo stato ebraico: allora intervenne a sostegno di Hamas dopo le stragi del 7 ottobre, oggi in supporto del suo principale sostenitore, il regime iraniano.
La reazione israeliana è arrivata prima dell’alba. L’aviazione ha colpito obiettivi legati all’organizzazione nella periferia sud di Beirut e nel sud del Paese. Le esplosioni hanno investito Dahiya, roccaforte del movimento nella capitale. Intorno alle tre del mattino molti residenti hanno lasciato le case in fretta, tra traffico e strade congestionate, temendo nuovi raid. Le Idf hanno invitato gli abitanti di decine di villaggi nel sud e nell’est del Libano ad allontanarsi dalle zone vicine a infrastrutture riconducibili al gruppo terroristico.
«Hezbollah ha avviato una campagna contro Israele durante la notte ed è pienamente responsabile di qualsiasi escalation», ha dichiarato il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir (nell’immagine). «I cittadini devono prepararsi a molti giorni di combattimenti prolungati». Secondo i poravoce militare, negli attacchi oltreconfine è stato ucciso il capo dei servizi segreti di Hezbollah, Hussein Makled.
Il ministro della Difesa di Gerusalemme, Israel Katz, ha indicato il segretario generale del movimento, Naim Qassem, come «un obiettivo da eliminare». «Chi attacca il nord di Israele pagherà un prezzo pesante», ha affermato, mentre le Idf hanno richiamato decine di migliaia di riservisti e rafforzato lo schieramento lungo il confine.
A Beirut, dopo una riunione di emergenza durata diverse ore, il primo ministro Nawaf Salam ha preso le distanze dall’azione di Hezbollah, senza mai citare il gruppo in modo esplicito. «Il governo respinge qualsiasi operazione militare lanciata dal territorio libanese. La decisione di entrare in guerra spetta esclusivamente allo Stato», ha dichiarato, definendo i lanci contro Israele «irresponsabili» perché mettono in pericolo la sicurezza nazionale e violano le decisioni dell’esecutivo. Salam ha poi ribadito la disponibilità a riprendere negoziati sotto egida internazionale.