PURIM – Layehudim!, fare satira sull’ebraico
Gli israeliani si preparano a celebrare Purim e a leggere la Meghillà di Ester mentre nel Paese risuonano le sirene e prosegue la guerra con l’Iran. Un momento che dovrebbe essere di gioia, tra maschere e scherzi, ma che quest’anno si intreccia con l’incertezza e la corsa nei rifugi antimissile. Pochi giorni prima dell’inizio del conflitto, l’Accademia della Lingua ebraica aveva richiamato una storia poco conosciuta ma rivelatrice dello spirito più profondo della festa: quella di un giornale satirico di inizio Novecento che faceva della lingua il suo terreno di gioco.
Si intitolava Layehudim! – “Agli ebrei!” – ed è considerato il primo giornale umoristico pubblicato in Terra d’Israele. Lo aveva ideato e diretto Kadish Yehuda Silman (1880–1937), giornalista, insegnante e «instancabile promotore dell’ebraico parlato», spiega l’Accademia. Tra il 1909 e il 1925 la rivista era stata pubblicata una volta all’anno, in occasione di Purim.
Il motto stampato in copertina chiariva il tono: «Per solleticarti io vengo». È una parodia dello slogan di un altro giornale dell’epoca, che recitava «Per risvegliarti io vengo». Quel «risvegliare» alludeva alla missione solenne di educare e scuotere il pubblico. Silman cambia una sola parola e ne rovescia il senso: non vuole «risvegliare», ma «solleticare», cioè provocare con leggerezza e ironia. In questo gioco linguistico si riassume lo spirito satirico del giornale.
Purim è la festa del capovolgimento, dell’ironia che smaschera il potere e ridimensiona le certezze. Da qui l’idea di Silman di pubblicare un giornale di caricature, parodie e giochi linguistici. Nel primo numero, stampato nel mese di Adar (il 14 del mese si celebra Purim) del 1909, il giornale si dichiarava dedicato «alla burla e all’annullamento, alla puntura e al risveglio», mescolando rime, parole inventate e termini stranieri in una serie di invenzioni linguistiche. Un testo che, sottolinea l’Accademia, è scritto «in uno stile di sfrenato non-sense».
L’ebraico moderno era allora nel pieno del suo processo di rinascita. Le polemiche sulla “guerra delle lingue”, il ruolo delle scuole, la definizione di nuovi vocaboli attraversavano la società del Yishuv, l’insediamento ebraico nella Palestina mandataria. In questo clima, la satira diventava uno strumento affilato. In un numero del giornale comparve una finta lettera di maestre diplomate a Berlino, scritta con «molti errori ortografici», spiega l’Accademia, «quale scherzosa presa in giro dell’alfabetizzazione parziale delle maestre nella lingua ebraica». Un modo per mettere in luce le difficoltà concrete della diffusione della lingua e, insieme, per sorridere delle ambizioni pedagogiche dell’epoca.
Nel mirino finì anche Eliezer Ben Yehuda, il grande rinnovatore dell’ebraico: Silman pubblicò una parodia di un discorso immaginario di Ben Yehuda, inserendo «numerosissimi neologismi – in parte frutto della sua inventiva, in parte tratti dalle innovazioni del letterato – creando un testo dal tono ridicolo e di difficile lettura». Nel discorso immaginario si arrivava a proporre che la lingua non si chiamasse più “ebraico”, ma “Ben-Yehudit”, dal nome del suo creatore. Una caricatura affettuosa ma tagliente che rifletteva le tensioni tra entusiasmo pionieristico e spirito critico.
Parlando dell’esperimento Layehudim!, l’Accademia della Lingua Ebraica ricorda come la vitalità di una lingua passi anche dalla capacità di ridere di sé. La rinascita dell’ebraico non fu solo un progetto ideologico e culturale, ma anche un laboratorio creativo, attraversato da ironia e autoconsapevolezza. Un richiamo al messaggio stesso di Purim: dietro le maschere e gli scherzi si nasconde una riflessione seria sull’identità e sul destino collettivo.
Il giornale di Silman, con il suo «vengo a solleticarti», non si limitava a divertire, ma invitava a pensare, discutere, partecipare, conclude l’Accademia. A più di un secolo di distanza, quelle pagine restituiscono l’immagine di una società in fermento, capace di trasformare la festa in uno spazio di critica e la lingua in un campo di sperimentazione.