TORINO – Cristina Girardi nuova Giusta tra le Nazioni: «Chi salva una vita salva il mondo intero»
«Questa sera inizia Purim, la festa in cui rendiamo omaggio alla regina Ester, che con il suo eroismo salvò il popolo ebraico dallo sterminio. Anche Cristina Girardi salvò un ebreo dalla deportazione e dall’assassinio: come è detto nel Talmud, chi salva una vita umana è come salvasse il mondo intero».
Con questo richiamo alla festa che si apre al tramonto, il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni ha aperto, nelle scorse ore, la cerimonia di conferimento della medaglia di Giusta tra le Nazioni in memoria di Cristina Girardi.
Un riconoscimento che arriva a distanza di oltre ottant’anni da un gesto compiuto in una casa di Richiardi, frazione di Groscavallo, nella piemontese Val Grande di Lanzo. Girardi, nata nel 1877 e conosciuta in paese con il soprannome di “Nota”, nascose nella propria abitazione il medico ebreo e partigiano Simone Teich Alasia, ricercato dai nazifascisti.
È il gennaio 1945. I nazifascisti sono sulle tracce del “dottore biondo”: Teich Alasia, medico ebreo, chirurgo partigiano, anima dell’ospedale improvvisato nella scuola elementare della frazione. Da mesi il dottore è al servizio della popolazione locale. «Curavamo tutti: partigiani feriti in battaglia, civili malati di polmonite e, quando capitava, anche i nemici catturati. Per me, come medico, non c’era differenza», ricorderà Teich Alasia anni dopo.
Quel pomeriggio di gennaio i soldati tedeschi arrivano all’improvviso in paese. Fanno domande precise sul medico ebreo che si nasconde in valle. Girardi, donna anziana e minuta, sa cosa rischia nel proteggerlo. Conduce Teich Alasia al piano superiore della sua casa e lo infila in un piccolo vano; poi spinge un pesante armadio davanti all’apertura, nascondendolo. Quando i militari entrano e la interrogano, risponde con naturalezza, senza esitazioni: afferma di conoscere il medico, di averlo visto all’ospedale, ma aggiunge di non sapere dove sia. I soldati perquisiscono, guardano nelle stanze, ma non salgono al piano di sopra, non aprono l’armadio. E poi se ne vanno.
Teich Alasia ricorderà che, tra tutti i pericoli affrontati in quegli anni, quello fu il momento in cui ebbe più paura. Portava sempre con sé una rivoltella per evitare la tortura in caso di cattura, ma quel giorno non l’aveva con sé. Quando i nazisti uscirono dalla casa, crollò a terra, svuotato. Era stato salvato dal coraggio di Girardi. Se fosse stato arrestato, con ogni probabilità sarebbe stato deportato e ucciso.
Invece, come ha ricordato Disegni, sopravvisse e nel Dopoguerra divenne una figura centrale della medicina torinese, contribuendo alla nascita e allo sviluppo del Centro traumatologico ortopedico – Cto. Un percorso professionale reso possibile anche dal gesto di Girardi in quel inverno del 1945. «Se oggi abbiamo un Centro grandi ustionati, che è un’eccellenza nazionale, è anche grazie all’azione di questa Giusta tra le Nazioni: quello che è successo dopo ha avuto una rilevanza e un’eco che continuano nei decenni e, speriamo, nei secoli», ha sottolineato Massimo Navissano, direttore del Centro grandi ustionati del Cto.
Alla cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, la vicesindaca di Torino Michela Favaro e il prefetto Donato Giovanni Cafagna. Presente anche Anna Maria Cambursano, pronipote di Girardi.
d.r.
(Nell’immagine, da sinistra: la vicesindaca di Torino Michela Favaro, il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, Anna Maria Cambursano, pronipote di Cristina Girardi, e il prefetto di Torino Donato Cafagna)